Parenti e un po' serpenti.
In fondo - ci diciamo - quelli, uno non se li può scegliere. Ti vengono dati in dotazione, come il colore dei capelli (che comunque si possono tingere), come gli occhi e la pigmentazione della pelle.
Mentre tra parenti e consanguinei - fratelli padri madri e sorelle, nuore ed affini - si sgomita spesso e ci si becca, un po' come i capponi di Renzo. Si impara fin da piccoli e in genere con gli anni la guerra si inasprisce, anche per la comparsa di nuovi attori, in scena.
E' un teatrino già visto: case e palazzi, campi e buoi, tesori e piccole miserie per cui farsi del male. Un teatro per il quale mi va di rispolverare quello che del teatro stesso diceva l'impareggiabile Baudelaire: "la cosa che più mi piace del teatro è sicuramente il lampadario"; come a dire che la pièce può essere stucchevole, un dejà vu.
In scena, a Spoleto, il Festival dei Due mondi, si apre con il testo di Strindberg, "Danza Macabra"; in scena due coniugi pronti a sbranarsi e a recitare la loro parte, maligna, di fronte a nuovi astanti e spettatori, al cugino che interviene nel menàge consueto, come nuovo testimone; e che alla fine si consuma nel classico gioco al massacro: la solidarietà infranta della morale borghese e della famiglia perfetta.
Molti sono i testi che traggono ispirazione da situazioni simili: i pranzi di Natale; gli anniversari; persino i funerali.
Ogni occasione è buona per tirar fuori dai cassetti vecchi rancori e antipatie mai sopite.
Sarà che - come dice Woody Allen in "Mariti e Mogli", per una legge della termodinamica, tutto prima o poi diventa cacca.
I due a Spoleto sono coniugi anche nella vita, Asti e Ferrara, i quali, intervistati sul tema e sul loro rapporto ormai quarantennale rispondono facendo ricorso all'ironia: "E' lo spazio lasciato all'altro quello che garantisce la durata".
Ma tra serpenti nella stessa cesta è proprio la questione degli spazi reciproci quella che fa deflagrare il conflitto e dal momento che l'amore non è un fatto di consanguineità ma una questione di reciproco rispetto, ecco che non c'è legame che tenga di fronte all'aria che manca, all'asfissia, alla messinscena.
Se ne esce sempre un po' a pezzi e storditi da certe rese dei conti, convinti che la familiarità non c'entri nulla con il codice genetico, con la logica del clan e con tutto quello che il teatro borghese si è trovato a dover smascherare.
La verità è che capire - tentare di farlo - finisce con lo sfatare certi miti, col sollevare la polvere dal tappeto; con il mandare a casa tutte le menzogne che si nascondono negli armadi delle gente "perbene".