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Pezzi d'amore

Pubblicato da enzo cilento su 29 Giugno 2014, 08:26am

Tags: #mater et magistra

Mica le facciamo a pezzi le persone che amiamo.

Ce le prendiamo in blocco, pur riconoscendone i limiti; ed infine persino individuandone margini di non affinità.

Ci riflettevamo stamani mentre ascoltavamo assieme, con una cara amica, le parole di chi intendeva a suo modo spiegarci quel versetto "e voi chi dite che io sia?" del Vangelo; e quel "mi ami tu?".

Gesù Cristo insomma chiede ai suoi interlocutori storici di spiegargli un po' che cosa vedano in lui, cosa credano in proposito.

Quel che noi crediamo, quel che noi amiamo, quel che noi intendiamo non è detto che sia del tutto in linea con ciò che è: eppure di Lui si può amare questo e quello, la libertà di spirito e il linguaggio rivoluzionario; il suo essere così poco conservatore, così poco perbenista, così per nulla moralista;

e nel contempo non riuscire a comprendere tutto, a sottoscrivere ogni cosa in ogni campo morale; quando restiamo interdetti quando si passa al livello antropologico, discutendo di matrimonio e di fedeltà, di indissolubilità dei vincoli; quando si parla con un linguaggio che ci lascia basiti.

Non si tratta di lesa maestà.

Si può amare, sempre e chiunque, pur non negando la fatica di comprendere appieno tutto; e pur scegliendo che con questi si può condividere molto, sottoscriverlo, pur essendoci luoghi su cui si differisce e si obietta, laddove la nostra adesione intellettuale e persino emotiva non coincide in toto, lasciandoci domande e interpretazioni.

Si arriva dove si può; persino con l'amore... Pur trattandosi sempre di amor vero.

Mi si dirà che Egli è il Figlio di Dio, infallibile.

Ed io risponderei di smettere il bilancino dell'orafo; e che a Dio stesso non sfuggirebbe in ogni caso la variabile uomo, la sua libertà, la storia e il mondo che cambiano e che vanno incontro ad una evoluzione peraltro inevitabile: magari auspicabile.

Ai nostri genitori ed ai nostri maestri riconosciamo un affetto e talora un magistero indiscutibile; eppure nessuno può dire che il mondo cui fanno riferimento sia immutabile per sempre.

Amo insomma il messaggio evangelico pensandolo sempre in dinamico rapporto con l'uomo; né questo mi fa pensare ad esso come ad un oggetto del passato o ad un classico dello spirito. E' che lo spirito vola e prende forme mutevoli - mi vien da pensare.Essere allievi e discepoli di qualcuno non ha mai significato ripetizione di canoni in modo indiscriminato ed acritico.

Ce lo dicevamo dunque questo stamani e ce lo ripetevamo, l'uno con la sua storia di un matrimonio fallito; l'altra con le sue tante esperienze diverse alla ricerca di una dimensione umana rispettosa di una diversità sostanziale.

Ce lo dicevamo e nessuno di noi due si sentiva per questo lontano dall'amare quest'uomo e questo libro che ne parla, solo per il fatto di trovare in essi, aspetti più congeniali ed altri meno.

Quello che tanti chiamano "relativismo" con una parola che vorrebbe essere dispregiativa, è in fondo solo espressione di un amore lucido, maturo, razionale, dove l'emozione e la mozione degli affetti non ha spento quello che è il bene essenziale dell'essere uomo: la ricerca di un'analisi non lontana da una verità mai appieno raggiungibile.

Mentre a chi dovesse obiettare che è Cristo stesso tutta la verità, la via e la vita, sommessamente direi che è ben grande presunzione pretendere di aver capito tutto di Lui appieno; così come lo è sempre, presumere di avere appreso in pieno la verità, il senso e la dimensione di qualsiasi uomo che ci passa a fianco: persino di quello che si ama.

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