Dicono che vivere di emozioni sia infantile, adolescenziale. Anche solo di sentimenti.
Bisognerebbe vivere di progetti stabili.
Si può anche progettare di vivere di tante emozioni e di quello di vivere, invero.
Non si tratta di nessuna massima di Oscar Wilde peraltro (è l'aspetto di lui che meno mi convince), ma di una riflessione fatta alla luce di quelli che molti chiamano "la maturità affettiva ed emotiva" che talora - tra le righe - può essere intesa anche e solo come l'anestesia del cuore. Diventate adulti così!
Eppure, come Elia annuncia al re Acab, "se guardi il cielo, vedi delle nuvole apparentemente insignificanti che preparano il temporale".
Le emozioni - che talora sono nuvole - provocano temporali invece, tempeste, cambiamenti di vita, innamoramenti, decisioni importanti, cambi di scena inattesi; provocano in noi quell'improvviso rovescio che attendevamo per sentirci ancora vivi: per riprenderlo a fare.
E le emozioni indicano la giovinezza del cuore, il fatto che dentro di noi c'è ancora spazio per la sorpresa, per un amore, una passione, uno slancio, talora -non di rado - altruistico.
Le passioni non si inseguono - certo - come si inseguirebbe in un bicchiere di cognac la voglia di dimenticare, l'allegrezza che non c'è più.
Si tratta invece di una tendenza interiore, di un atteggiamento, di un non chiudersi a che ciò possa accadere. E accade infatti e solo così: che ti emozioni in una chiacchierata in treno, a guardare una scena, a leggere, a parlare con un fratello, in un viaggio, di fronte alla gioia altrui o all'altrui tristezza.
Io mi emoziono ad esempio nel sentire che il mondo cerca conforto, cioè che ti emozioni per altri che non sia te stesso.
Sono brandelli - dicono - e non un progetto di vita.
Anche se non è così: si tratta di vero disegno di vita quello di non chiudersi e di costruire con le proprie giornate un brivido condiviso, non continuo, certo; ma solidarietà, condivisione.
Perciò trovo bello lavorare spesso con altri: a teatro, per una lezione, per un incontro, per quanto faticoso esso sia.
E trovo bellissimo un gesto che di questa emozione ed empatia sia espressione: un bacio - anche quello di un amico - un abbraccio, uno sguardo d'intesa, quello che viene.
Ci sono stati momenti in cui avrei voluto "mangiarmeli a morsi" i miei amici, per amore, per manifestare la mia gioia di essere dalla parte loro, con loro. E mi pento di tutte le volte in cui mi sono trattenuto.
Prendi il tuo telefono, ora, e chiama colui al quale senti di manifestare ora, adesso, l'emozione impagabile di essergli a fianco.
Ogni emozione vera, profonda, interiore, ha diritto di essere creata. E' un bambino, un vagito che chiede di esistere.