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Una sommessa grandezza

Pubblicato da enzo cilento su 23 Maggio 2014, 10:46am

Tags: #la storia

Strano davvero questo tempio del sacro e dell'assoluto che sarebbe l'uomo, che più è piccolo e più si fa grande, invece.

Vi riflettevo stamani, rileggendo quello strano parallelismo indicato da Benedetto XV, in occasione della dedicazione della Basilica di Assisi (24 maggio), tra il corpo del Poverello di Assisi (e noi sappiamo quanto ne abusò, come insomma non ne ebbe mai gran cura) e il tempio che gli venne eretto poi, a futura memoria, nella sua città, sulle mura di cinta della città, opera cui oltretutto contribuirono maestri come Giotto, con il più grandioso dei suoi cicli.

Entri nella Basilica infatti; e quel corpo mastodontico e meraviglioso, di pietra - vera e propria storia illustrata dell'epopea di Francesco - ecco che ti si fa avanti: come una lezione di vita e di agiografia, com'era un tempo; mentre quel corpo, quello fisico, in carne ed ossa, di san Francesco, parlava della sua grandezza, proprio con la sua piccolezza, la sua povertà.

Tanto che il suo stesso sepolcro e quello dei suoi compagni è solo pietra, povera, in quella costruzione umana maestosa; allo stesso modo in cui la Porziuncola si inserisce, nella sua modestia, nella ben più ampia cornice di Santa Maria degli Angeli.

Chi è che ha pensato a questa sorta di incastonamento del piccolo, del microcosmo, in un macrocosmo; quasi come se l'eccezionalità consistesse nell'essere povera cosa appunto, il più francescano dei messaggi, dopotutto?

Ne sarà stato consapevole costui?

E tutto ciò è poi, un po', come spingere a riportare alla memoria che è la nostra debolezza che ci rende grandi: che è in questo tono sommesso che consiste il segreto della grandezza.

Non è molto moderno come concetto: lo capisco.

Oggi che tutti credono che, alzando il tono della voce...; che anche cantare e recitare sia solo strillare ed essere roboanti e stentorei; che è la visibilità che paga.

C'è invece dell'altro: che l'essere invisibili talora è un segreto meraviglioso, come una miniatura preziosa; che il tratto gentile è il segreto della bellezza; che c'è più gusto a vivere così, che a non vivere in alcun modo, tormentati in eterno da una voglia bulimica ed incontenibile di divorare tutto e tutti: aver fame di ogni cosa, senza che nulla sazi.

Siamo templi preziosi quando sappiamo ritrovare dentro di noi, nelle nostre ossa, il segreto della vita; che siamo preziosi nella nostra dimensione, sotto le volte di un tempio monumentale che gli altri visitano quasi neppure accorgendosi di noi.

Mi piace pensare a noi come ad un segreto messo dentro uno più grande; scatole cinesi che s'aprono al mistero e chi si chiudono a guscio una volta che la luce degli occhi, spenta, fa che resti un'eco un'ombra una ispirazione da passare, pur nell'eclisse del tempo terreno che se n'è andato intanto.

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