Ci svegliamo questa mattina con la speranza del sole.
Così non è: il sole invece non c'è.
L'uggia va avanti e indietro nella nostra vita, come per quella tela di Degas, ballerine stanche e sedute, maldestramente, ineleganti, a massaggiarsi le punte dei piedi, sfatte, per le quali una mia amica si inventa il commento: "si scivola".
Ed è difficile infatti danzare o anche solo mantenersi in piedi, per parlare per metafora.
Il sole appare invece ascoltando la "solita" pagina del Vangelo che - in fin dei conti - ci conforta: "vi perseguiteranno...".
Perché allora ogni persecuzione (e ognuno di noi ne fa esperienza nel momento in cui sceglie onestà e sincerità, nelle intenzioni); ognuno di noi scopre che si è combattuti e magari messi all'angolo, per questo.
Conforta però pensare che, non essendo più grandi del Maestro di ogni incomprensione, la nostra ci associa al Maestro appunto; e forse questa è la manifestazione, la più eclatante, la più eloquente, che abbiamo scelto la parte migliore.
Il mondo va in un'altra direzione: questo è chiaro.
E noi ci gloriamo di essere presi un po' in giro; di essere considerati fuori dai giri stretti del Seminario; di essere considerati ai margini della parrocchietta avvolta su stessa; fuori dai giri delle promozioni e delle carriere fulgide; fuori da quelli che vengono da tutti amati perché non danno fastidio a nessuno. Siamo contenti così.
Anche se questo dovesse significare che il nostro compagno sarà il nostro povero rispetto per noi stessi, quello che abbiamo noi quando decidiamo di accettare ogni cosa, molto almeno, pur di non tradirci.
Non si tratta oltretutto di una lettura seriosa e risentita della vita; si è anzi molto lieti, leggeri, ad essere fedeli a questo. Nulla che sia umano anzi ci scandalizza, così come neppure questa commedia umana, anch'essa, delle regole dei reggimenti da rispettare ad ogni costo per mettere le mostrine sul petto. Noi, di contro, non ambiamo a nessuna mostrina.
Credo che essere allievi di quel Maestro significhi proprio questo: guardare le cose che ci fan salire quassù, dove tutti gli affanni ambiziosi di certe umanità appaiono per quello che sono.
Non ci interessa diventare capi e neppure cappellani e neppure monsignori.
Non ci importa andare in processione davanti alle tv e neppure per strada insieme ai sindaci e - udite, udite! - neppure salire sull'ambone ad arringare la folla.
A noi interessa vivere di quello che riusciamo a rinnovare a ricreare delle lezioni di quel grande Maestro che insegna a rispettare gli altri a star loro a fianco, che insegna a guardarci dentro, attorno e a saper valutare attimi e cose da poco, da nulla, cose che son tutto.
Vi perseguiteranno se comincerete a vivere così, perché il sistema, quello produttivo e quello che gestisce una qualsiasi forma di potere, sentirà di avervi irrimediabilmente perso di vista, che non siete più sotto il loro controllo.
Per questo vi metteranno in croce.
Siatene lieti, dopotutto!