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Un conto salatissimo

Pubblicato da enzo cilento su 25 Maggio 2014, 08:44am

Tags: #I PADRI

"Mi spiace molto non poterla aiutare".

Ce lo sentiamo dire così spesso che quasi finiamo col crederci. Che la gente non vedrebbe l'ora di poterci dare una mano, se solo potesse.

E' l'obiezione dei tanti, dei più: di quelli che si allontanano e che non trovano una ragione a quanto vivono. Talora anche noi.

La verità è che anche "questo immenso dispiacere di non poterla aiutare" è divenuto poco più che una espressione di buona educazione, formale quant'altra mai.

E che di avvocati pronti a prendere le nostre difese ce n'è davvero pochi in giro, esposti come siamo ai prepotenti. Di miracoli, poi: sempre meno. E dire che ne avremmo bisogno! Forse persino diritto.

E' prepotente assai questo Stato, ad esempio, quando finisce col vessare i deboli (sempre); a mettere nelle mani di enti e di società per recupero crediti i più disperati ed i più malandati, quelli che un avvocato non possono permetterselo.

Lo è il sistema economico e finanziario, liberale per quelli che possono permetterselo, che non concede crediti e prestiti a chi non offre le opportune garanzie, a chi non ha santi in Paradiso, per capirci;

lo è il sistema sanitario che premia i ricchi e i prepotenti (tutti gli altri in corsia e nelle liste di attesa); lo sono in genere tutte le istituzioni - laiche e religiose - che rispondono solo a chi ha un buon patrocinatore, un paracleto - per usare un termine della sacra scrittura - oggi in uso; per cui, chi ce l'ha: bene.

Per gli altri è l'inferno.

Un santo in paradiso, un patrocinatore, un Paraclito che non ci lasci soli, lo promette Gesù Cristo, prima di lasciare i suoi, per sempre, lasciandoli soli, oltretutto.

Solo che questo avvocato, Paracleto, li lascia piuttosto indifesi di fronte ai tribunali degli uomini, alle pietre scagliate contro di loro; alle accuse infamanti; li lascia condannare e mettere a morte.

La storia ne trasmette notizia.

Noi li chiamiamo martiri (stamani mi capitava di leggere in breve quella di tal Fedele da Sigmaringen, ucciso dai concittadini suoi, nel Cantone dei Grigioni, nei secoli del Calvinismo imperante).

In realtà essi sono degli uomini messi nelle mani della malvagità e del pregiudizio, di una giustizia ingiusta. Vanno in galera e vi muoiono di fame (ora anche di Aids).

Vengono messi in croce se non vengono venduti come schiavi. Insomma, questo signor "paraclito" - sia detto col dovuto rispetto - garantirà anche la consolazione nella solitudine ma insomma non ci risparmia nessun dolore.

Sono in molti a dircelo, a spiegarcelo, sempre: un credente non per il fatto di esserlo conoscerà meno dolori e meno malattie.

Li saprà affrontare: ecco!.

E questo talora sa di quel che si dice "la consolazione della fede". Talora - quasi sempre - non ci basta.

Non ci basta essere consolati: vorremmo essere un po' risparmiati. Questo va detto per amore di sincerità.

Vorremmo che ci risparmiassero tutto il male e l'ingratitudine del mondo. Ma non è così.

Ci perseguitano e nel contempo manteniamo la speranza?

Dicono che sia un dono. E talvolta lo è. E' il dono dei vinti e dei deboli. Magari non sarà di questo mondo, ma qui avremo pagato il nostro conto: salatissimo.

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