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Periferici

Pubblicato da enzo cilento su 7 Maggio 2014, 07:24am

Tags: #in vista

Dedicato a quelli che tutti giudicano e tengono a distanza: a quelli che non sono mai stati confortati per il proprio dolore.

Quand’erano più giovane, pensavo di frequente al momento in cui avrei dovuto vivere un lutto in famiglia, tra la paura e la “curiosità”. Non che lo desiderassi in fondo, anche se talora me ne sentivo in colpa.

Ma forse solo per poter dimostrare finalmente qualcosa, come se quello potesse essere il momento della verità: di avere amato per esempio; per il gusto di poter essere compreso, consolato soprattutto.

Non mi vergogno di dire oggi, che era di quel conforto che avevo bisogno, infantile finché si vuole, ma conforto, quello che mi faceva amare il verso della canzone – così per intenderci – “cercavo in te la tenerezza che non ho, la comprensione che non so trovare in questo mondo stupido”, perché in questo mondo – è vero – ben di rado la si trova.

Mi sono chiesto spesso peraltro perché mai un bambino potesse essere così attratto da questa immagine.

Quand’è che l’avevo cercata senza trovarla, così da desiderare di andare altrove? Quand’è che ho avuto voglia di tenerezza; di fronte a quale dolore, senza trovarne alcuna?

Oggi so che è così e saprei capire anche dove e come e quando.

E so che, come me, c’è davvero tutto un mondo alla ricerca della tenerezza e della comprensione, non del giudizio.

Se un Dio c’è, se un Cristo c’è stato, o chi per lui, è venuto a portare consolazione e tenerezza a chi ne provava bisogno: che alto sarebbe venuto a fare altrimenti?

A giudicare?

Per quello bastano gli uomini, che da questo punto di vista sanno essere inflessibili e inesorabili, mi pare …

Quella comprensione e quella tenerezza, quel pensiero d’amore oggi va a chi cerca affetto nel primo che capita (lo facciamo tutti); in chi si iscrive sulla chat per cercare conforto e calore, anche fisico, e umano, sesso; per chi riempie i cessi e i locali pubblici della città del proprio numero di telefono (“cerco questo e quello”, ma in fondo cerco solo di non essere dimenticato e trascurato); a quelli che se vanno alla ricerca di un surrogato di comprensione, di complicità, di affetto, di compagnia; a quelli che si ammalano di tristezza ma anche di Hiv e di altro, per questo; a quelli che si ammalano di alcolismo e di disperazione; a quelli che si vendono e si danno per poco; a quelli che sono così, dimenticati, in questo mondo stupido.

Di questo essere poveri, di questo bisogno di amore, non ci ricordiamo mai, se non per fare carità pelosa; se non addirittura per condannare come Saulo e i suoi amici, lapidare …

A questi che conosco bene, dedico il mio pensiero, la mia preghiera, stamattina: vorrei potergli fare compagnia, se ne fossi capace: a tutti; e a tutti dare il segno di un affetto vero, quello che cerchiamo e che ci accontentiamo di scambiare con poco altro, quasi nulla, pur di non morire …

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