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Il colpo di fucile

Pubblicato da enzo cilento su 6 Maggio 2014, 07:03am

Tags: #attuale

Mi ha sorpreso come una colpo di fucile; colpito come da una schioppettata, sentirmi dire - ieri sera - tra lo scherzoso ed il serio, molto seriosamente ridendo invero, alla maniera dei poeti satirici che castigavano i costumi sorridendo, "comincia a perdonare te stesso".

Parole?

So che d'un tratto, mentre mi rendevo conto di essere quasi sulla via di farlo, ho visto come evidenziati in neretto i tanti e i quanti errori che in questi ultimi tempi sono stati frutto, in buona parte, di questo perdono mancato: come se dovessi risarcire laddove avevo mancato; con me stesso.

Da qui un caterva di equivoci, immagino; da qui una gragnuola di colpi bassi che io stesso mi esponevo quasi volutamente e voluttuosamente a prendere.

Questa di tanta speme oggi mi resta...

Perdonarmi dunque. Credo che sia il compito che mi spetta per i prossimi diecimila anni di vita, se avrò tempo...

Mi devo perdonare di non essere stato quel fuoriclasse che tutti pensavano che fossi: mi sono un po' perso dietro molte cose e diversivi. Un talento, certo, ma un po' distratto. Potevo essere questo e quello e invece sono quest'altro...

Non proprio il modello di uomo che volevo, non il corpo scultoreo che desideravo, per dire; non il figlio perfetto e saggio che mi si chiedeva di essere; non lo sciupafemmine e neppure il santo; non il professore e lo studioso; non il cronista d'assalto e neppure l'anacoreta che volevo a un tratto per riscatto; non l'eterno Peter Pan; non l'intellettuale fine e disperato; non un seminarista perfetto; nulla di tutto ciò.

Ma mi devo perdonare.

Come un colpo di fucile che ti graffia, così è arrivata questa sola parola ieri sera e mi son detto che sì, è giunto il tempo di dedicarmi del tempo e di volermi del bene; anche quello che non ho saputo conquistarmi da altri e da me stesso sul campo.

Che resta un po' di vita ancora, per non sentirsi male per un minuto in più trascorso al sole, a leggere quanto mi piace, a scherzare, a fare un esercizio ginnico al mattino; una corsa libera dei panni e di qualsiasi armatura; di mettermi nudo sotto le coperte e così camminare in mezzo alla verzura; che insomma è tempo di prendermi un po' cura delle mie ferite e delle mie richieste, di ciò che mi fa sentire ancora degno di essere un vivente più che un sopravvissuto.

Perciò non farmi più del male ascoltando discorsi sciocchi e lontani, professori che si parlano addosso e vecchie cornacchie, litanie tristi e carrieristi autoritari; senza più neppure perder tempo a sentire chi insegna ciò che non sa vivere e che io stesso non potrei...

Mi devo perdonare insomma per non essere quel personaggio che mi ero disegnato, l'idolo di me stesso.

Sono un uomo che ora si raccoglie in grembo e si dice "ti voglio bene, così come sei, con tutte le tue velleità, le tue pretese, i tuoi sforzi, i tuoi fallimenti, i tentativi ed i naufragi, le vittorie".

Riparto da qui e scusate se è poco...

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