Non mi rimproverare amico se non so risponderti, amico che mi scrivi lettere da laggiù, sempre lo stesso posto.
Tu vorresti sapere: "ora dove vivi?" - mi chiedi.
Ed io giuro che vorrei saperti rispondere, per rassicurarti.
E' che io non so. O che forse non vivo in nessun posto che non sia attorno a me, dentro e fuori da ogni cosa, come trasfigurando tutto: nulla di ciò che vivo è esattamente ciò che è per tutti.
Non posso darti nessun indirizzo, quindi, ma se busserai a casa di mia madre, lei ti dirà che lei mi ha nel suo cuore e che, di tanto in tanto io sono da lei, fisicamente; e che spesso vengo a controllare la posta e i pacchi che mi inviano dal futuro che non vedo e dal passato che non c'è più.
E i pacchi non sempre li ritiro ...
Posso rassicurarti però: se ci chiami nel cuore della notte, puoi trovarci e puoi parlarci, ammesso che il nostro numero non sia cambiato. E se lasci un messaggio prima o poi lo ascolteremo.
Non stiamo mai nello stesso posto - siamo felici di questo - siamo dove non vorrebbero che fossimo, perché da qualche parte ci vorrebbero fermi ed invece questo non accade.
Non abbiamo domicili stabili, eppure, chi vuole trovarci, sa bene che può farlo: basta andare sulle strade che conducono sulla nostra strada, quella di un cammino e di una ricerca senza fine.
Una volta fuggivo, perché siamo fragili e siamo esposti a mille ferite, a molte offese, alle incomprensioni: e non ci comprende solo chi non vuole accettare quello che siamo: quelli che vorrebbero averci in altro modo.
Ogni volta che penso al mio destino, penso al fatto che non ho praticamente nulla che possa portarmene lontano e mi attira tutto ciò che somigli ad un'avventura.
Sperimento la diversità in ogni cosa che faccio.
La cultura stessa è non omologazione, come la vita.
Il resto sa solo di tristezza e di irremovibilità. Non ci si può abituare ad essere infelici.