Ci sono quelli esterni al solito recinto, di cui devo prendermi cura.
Lo dice il Buon Pastore, non uno che se vada saltibeccando da una parte all'altra.
Ed è proprio quello che ci è difficile capire accettare: che ci sono terre sconfinate e persone disperse alle quali va inviato un suono una voce un messaggio, come si fa nello spazio: qualcuno ci sentirà, in qualche galassia sperduta.
Ed è molto bello che si invii una sinfonia di Mozart a far tremare le stelle a richiamare verso la terra il Genio che stiamo aspettando, da un altro mondo, da un altro pianeta.
Quando sentirà la voce della sinfonia non potrà non interrogarsi sul luogo da cui provenga e verrà: un extraterrestre, un signore lontano si avvicinerà e si lascerà ammaliare dalla musica dalla bellezza.
A questi che stanno fuori e lontanissimi, come gli universi sconosciuti, il Bello è inviato allo stesso modo in cui è inviato al Bello che è in noi ed al Brutto che pure lo accompagna sempre, perché noi siamo l'uno e l'altro;
e il Bello, magari il più splendido tra i figli dell'uomo, il Pastore buono, quello che ci fa compagnia fischiettando ed intrecciando ceste, si accorgerà che i tesori più grandiosi sono tra le cose che si trovano fuori dai propri ovili, in maggesi lontane, in pascoli sconosciuti;
che quelli che non sono al chiuso dell'ovile sono come salvatici animali, fiere, belle d'aspetto e belle da portare con sé se non da lasciar libere lungo salti e dirupi che meglio gli si addicono, perché a Dio così è piaciuto metterli sulla terra e nelle rocce, negli anfratti, nelle gole e in ogni abisso.
Camminando così, ne raccoglierà tanti e li porterà negli occhi nel cuore nella memoria lasciandoli nella fierezza della loro natura libera e narrando di averli visti, finirà col cantare tutte le lodi dl creato.
Bisogna andarci fuori e lontano; attraversarle quelle terre per vedere chi è fuori di casa, fuori dalle nostre stanze.
Ce ne prendiamo cura solo lasciando che esista sempre un posto o mille anche per loro, senza pretendere di portarceli a casa, nei nostri recinti.
A chi osserva di lontano essi mostrano il petto, orgogliosi della loro grande libertà, prima di lanciarsi nell'ennesima scalata, contro ogni legge di gravità: a rischio di finire in un dirupo. Così è la vita del resto di quelli che sono stati inviati là.