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Sul letto del tempo

Pubblicato da enzo cilento su 13 Maggio 2014, 16:41pm

Tags: #attuale

E' tempo di separazioni questo e con questo bisogna fare i conti: è il tempo.

E quindi non si tratta di un tempo facile.

Un altro capitolo ieri, all'improvviso, come capita sempre in queste cose: per me, certo, e per i miei cari, tutti spaventati, atterriti, impreparati perché a questo non si è preparati mai, quando una persona va via, spegnendosi.

Le vite fanno il loro corso e vanno in pezzi, capitolo dopo capitolo, spesso contraddittori l'uno con l'altro.

Poi - che beffa! - è solo allora, alla fine, in sede di consuntivi e di chiusura, che per un'ultima volta quell'unità che è stata quella vita in pezzi, si rimette insieme come un mosaico: essa ha un filo rosso, una identità pur nelle sue contraddizioni.

Si ritrovano gli uomini e le donne, quelli amati da lei; che l'hanno amata; ed è allora che tutti i brani, ritornano a formare un'unità, una storia, ristrutturata.

Ci siamo guardai in faccia ieri, insomma, tutti più vecchi e disincantati, persino spaventati, perché sappiamo che la prossima volta toccherà a qualcun altro ancora, così per sempre, mentre un altro pezzo della nostra memoria si disperde; e noi lì a contarci, infine, chiedendoci il senso, la ragione il valore di quanto abbiamo vissuto.

Restano a galla i ricordi di quella vita, finché si dura, la loro verità: la memoria insomma di qualcosa che è stato vero e che ci ha unito a chi vedevamo chiuso ormai nel suo rigore pietrificato davanti ai nostri occhi; e ciascuno di noi avrebbe potuto dire qualcosa in merito, qualcosa di vero: magari lo facessimo più spesso e non solo davanti alla morte, che paradossalmente non fa che richiamare alla vita, cercando d rimettere in vita, di mantenere la vita che intanto è già fuggita via.

E non esattamente da quel momento.

Mi piace raccontare che quella donna stesa lì davanti è stata una compagnia bella in un momento duro eppure vivo della mia giovinezza.

Me ne andavo a pranzo da lei tutti i giorni un po' di anni fa, io e i suoi figlioli adolescenti. Assaporavo un mondo amichevole e familiare in un dimensione piccola, di clan, di paese.

Assaporavo l'accoglienza, l'ospitalità, un certa qual semplicità, ciò di cui avevo bisogno dopo gli anni del dolore e del dissidio.

Amato: io mi sono sentito amato.

C'è ancora della verità che va salvata; che è più forte della morte e che di fronte ad essa si inchina per dire "abbiamo vissuto: nella verità".

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