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Matalo!

Pubblicato da enzo cilento su 4 Aprile 2014, 07:24am

Tags: #la storia

Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli che in fondo sono come tutti gli altri e che, in fin dei conti, si finisce sempre col pensare di conoscere chi si ha davanti; di sapere da dove venga costui, che non è mandato da nessuno se non da sé stesso: e sempre per mettere alla prova la nostra pazienza, che pure riteniamo esagerata, infinita.

Ecco perché, quando mi capita di leggere come oggi, il passo di Giovanni che racconta di quegli abitanti di Giuda che di fronte al Galileo escludono che possa esser il Messia inviato a loro, quanto meno per salvarli dai loro pregiudizi; non posso fare a meno di sentirmi interpellato, esattamente allo stesso modo: quel Carneade se ne stia al posto suo!

La verità è che invece - tendo a credere – che molti degli eventi e degli incontri che ci capitano, potrebbero essere ben altro da quel che vorremmo credere.

E se la tal cosa mette a dura prova le mie capacità di sopportazione, quell’altra invece mi spinge al coraggio dell’azione; se uno mi spinge a prendere coscienza della mia età; quell’altro mi aiuta a cogliere che c’è una giovinezza del cuore ancora possibile, che non debbo chiudermi alla speranza. E questo spesso ci smaschera fino a farci sentire mortificati da quel che siamo: un po’ di presunzione messa insieme dalle nostre paure (poi magari, grazie al cielo, non siamo solo quello, certo).

Messa così, è ovvio che i Giudei vogliano eliminarlo, allo stesso modo in cui noi vorremmo eliminare tutto ciò che ci fa fare i conti con noi stessi:

vorrei eliminare il confronto con mio padre che per me è sempre stato un ostacolo al mio ego (talora, io al suo);

la mia famiglia di origine, la mia storia, che forse mi spingono a chiedermi se c’è qualcosa che si possa ancora riparare (che fatica!);

il lavoro che non mi piace, come molti tra i colleghi che pure sono un buon banco di prova per mettermi davanti all’ostacolo bigio della quotidianità;

le perdite di tempo, la burocrazia, i corsi universitari inutili, le chiacchiere al telefono che mi spossessano del mio tempo e che in fondo accendono in me quella difesa del territorio e della proprietà (parlo del tempo) che spesso mi ostacolano nella condivisione.

Non si tratta neppure di buonismo, del resto: credo si tratti di allenarsi per saper vivere tutto – anche l’imprevisto e il non gradito – con maggior leggerezza.

E’ vero: quel tale Galileo non può esser venuto qui a cambiare le mie certezze e a cambiare la mia vita: io non glielo consento.

E’ il solito arrogante di provincia, uno zotico ignorante e provinciale che vuole mettere il becco nella vita mia.

Esattamente come mio fratello, mio padre, quel compagno di studi, il professore, il postino che suona alla porta, il mendicante in strada, l’ammalato e persino il vicino che ti chiede se per caso non avresti una cipolla da prestargli.

Vivere soli è più semplice: ammazziamolo dunque questo disturbatore. Che se ne vada in malora, lui e la sua pretesa di cambiarmi la vita.

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