Non conservo moltissimi ricordi della conferenza tenuta dallo storico Jacques Le Goff a Roma a metà degli anni 80 e a cui ebbi modo di partecipare. L’emozione era tanta – da giovane studente universitario innamoratosi della storia e della civiltà medievale – da non riuscire a contenerla e neppure a trattenere più di tanto i suoi contenuti.
A Le Goff, però, scomparso due giorni fa a Parigi novantenne, devo gran parte di questo innamoramento che passò poi – nonostante la sua manifesta laicità – per un innamoramento ancora più radicale per certi movimenti; per la storia del monachesimo; per un certo stile di vita.
E’ a questo maestro insomma che rendo omaggio, come ad uno che ha aperto un capitolo nuovo della mia vita; che mi ha spinto a conoscere un mondo al quale sono rimasto comunque perennemente legato, tanto da conservare un suo vecchio libro usato come testo, in Facoltà, ormai sfasciato e consumato, La civiltà dell’Occidente Medievale, come una reliquia, come uno di quei libri che appunto ti hanno cambiato la vita: e che non sono certo tanti.
A lui, giusto ieri, dedicava su un quotidiano un affettuoso ricordo il professor Franco Cardini, cattolico, a dimostrazione che l’amore è più grande di qualsiasi steccato e che crea anche impossibili prossimità.
Le Goff - ricordava in questo contesto Cardini – ci mise davanti a un Medioevo luminoso, razionale, felice e libero; stupì e quasi scandalizzò persino noi. Imparammo più tardi a seguirlo nella sua torrenziale produzione senza lasciarcene più stupire, ma ammirandola sempre di più. Conoscevamo il suo laicismo intransigente che pure non cedeva mai alla volgarità dell’anticlericalismo o dell’intolleranza: tuttavia ci sorpresero la delicatezza e la profondità con la quale riuscì a parlare di Francesco d’Assisi e la dottrina anche teologica con la quale esaminò il tema del rapporto tra santità e regalità nella figura di Luigi IX il Santo.
Il che, oltretutto, detto da Cardini che di San Francesco ha scritto una biografia di notevole valore ed umanità, acquista ancora più valore.
Per me quel libro di Cardini e quanto aveva scorto il maestro Le Goff fu talmente rivelatore e rivoluzionario da spingermi a fare della mia vita un’altra cosa, e a regalare a destra e a manca quella biografia perché altri capissero come volevo vivere e come si può.
Le Goff ci mostrò un mondo sconosciuto di un tempo e di un pianeta ignoto, troppo spesso legato a luoghi comuni e approssimazioni deprimenti ed imprecise; un’altra storia un’altra Europa un altro amore per la verità della storia.
Fu con lui che conobbi pauperismo e catari, albigesi e credenze popolari, Battenti ed umiliati; feudi e libertà, monaci e cultura, età ovidiana e miti popolari dell’Europa cristiana intiera, senza mortificazione.
Ed è con lui che sono diventato anche un uomo più curioso, con qualche pregiudizio in meno, con tanto stupore in canna da non sprecare, come la vera energia che dà vita.
Forse non è vero che di lui non ho un gran ricordo e di quella conferenza: questo è tutto frutto di quell’incontro del quale sostengo di non aver memoria, invece.
Le Goff è stato un grande innamorato della sua storia e un grandissimo divulgatore.
Ai Francesi mancheranno i suoi radiofonici Lunedì della storia in onda dal 1968, coi quali ha diffuso uno sguardo diverso sul passato, sulle radici laiche e cristiane di questo vecchio continente, come ha fatto con me, con i suoi libri, con le sue conferenze, come quella che ora son certo ricordo benissimo: perché i maestri si incontrano di rado nella vita.
Ciao professore, con gratitudine.
Mi hai aperto un’altra vita.