Overblog Tutti i blog Blog migliori Culti religiosi
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU

simeone.overblog.com

simeone.overblog.com


Liberi e tutt'uno

Pubblicato da enzo cilento su 16 Aprile 2014, 07:40am

Tags: #I PADRI

Un monaco è un uomo solo, solo lui e quell'assoluto a cui aspira: e quando diciamo assoluto, come indica l'etimologia, per esso va inteso libertà e liberazione: da qualsiasi dipendenza.

Credo che Dio e l'idea che abbiamo di Lui sia l'idea di ciò che non conosce costrizioni. Dio non è costretto a fare nulla, neppure a crearci.

Dio ci libera da tutto, come insegnano monaci e contemplativi, perché con lui nulla ci manca: abbiamo davvero tutto.

Questo è l'assoluto che quindi trascende ogni cosa pur non disprezzando l'uomo e la sua sorte che è sempre trascendente, cioè sempre libera rispetto a tutti i condizionamenti cui pure ci vorrebbero sottoporre.

Ecco perché non ci può interessare la carriera e la scalata sociale, neppure nella Chiesa; ecco perché siamo liberi dalla smania della collocazione istituzionale, del ruolo, della ricchezza a cui pure spesso si attacca il cuore, del potere, dell'eterna giovinezza, del riconoscimento dei nostri meriti, della casa, della presentabilità: liberi, in assoluto.

Amo da sempre questa dimensione di libertà che un monaco rappresenta: nessuno come lui è libero. Non gli importa di nessuna delle cose sopraddette e di nessuna ha bisogno; e qualora le stesse autorità all'interno di una fondazione e di un ordine dovessero diventare un vincolo per il riconoscimento del proprio status e dei propri meriti, finirebbe in pratica per tradire la sua stessa vocazione ad essere assolutamente uno con ciò che ama: l'Assoluto appunto, il liberatore. Avrebbe optato per altro.

Da Antonio abate in poi, quanti modelli di libertà.

Incontravo ieri, nelle mie letture, il profilo del Nisseno e poi ancora di Serapione di Thmuis, entrambi ricordati tra i santi a marzo, e di cui, il secondo, è stato discepolo prediletto di Antonio. libero, talmente libero, da vedere come una prigione quella veste di vescovo che fu costretto ad indossare a Thmuis intorno alla metà del IV secolo, tanto da ricordare sempre con nostalgia quella sua vita da monaco, lui e il suo Dio, che aveva condotto in precedenza.

Ogni uomo dopotutto, come lui, è chiamato ad essere una cosa sola con la propria libertà e con l'Alterità che rende liberi; ogni uomo può essere monaco, non solitario per forza, ma una cosa sola con colui o con ciò che lo farà essere indipendente da certi incatenamenti.

Cristo ne è il modello.

Il tradimento di cui anche oggi parla Matteo nella liturgia della parola è il tradimento di questa libertà, svenduta per pochi soldi, come accade ad Esaù che rinuncia a ciò che è per una ciotola indegna.

Chi segue Cristo è libero di dire no al potere, alle convenzioni vuote e sciocche, ai formalismi.

Sei libero di dire no agli impegni anche religiosi e di culto che non hanno senso e spessore se non nell'ottica dell'io c'ero. Di avere quella confidenza con l'Assoluto che ti fa dir di no quando senti che è giusto farlo; dir di sì in caso contrario: sì, sì, no, no - per riprendere i vangeli. Liberi rispetto alle gerarchie, alle burocrazie, alle iniquità alle maldicenze, alle convenzioni, solo con Dio in un dialogo ininterrotto che non ci impedisce di sbagliare, talora, ma che ci vede sempre attori consapevoli di un'esistenza liberata.

Come Serapione e Antonio, obbedienti allo Spirito del Padre, al nuovo Consolatore che da ogni catena umana ci vuole strappare.

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post

Archivi blog

Social networks

Post recenti