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La voce del vulcano

Pubblicato da enzo cilento su 10 Aprile 2014, 14:51pm

Tags: #in vista

In quei giorni Abram si prostrò con il viso a terra e Dio parlò a lui.

Sentì probabilmente come un grande gorgoglio nelle viscere di questa e nelle sue; dovette capire che Dio parlava creando e sconvolgendo mettendo in moto come un Big Bang fin nel più interno e recondito anfratto del pianeta, tra le falde e le placche che si muovevano per formare nuovi continenti e vulcani, eruzioni e lapilli, lava.

Che spesso Dio parla e si fa sentire come per un sommovimento che sembra mettere sottosopra il creato, fino a renderlo diverso e nuovo. Eppure non si capì molto.

Non si capì perché eruttando fossero distrutte le città degli uomini; fossero bruciate le foreste e si sciogliessero i ghiacciai; perché le bestie da ogni parte fuggissero terrorizzate e insieme con loro cambiasse d’aspetto l’atmosfera e il cielo che gli era intorno.

Non si capì il senso di quei marosi, di quei terremoti, di quelle alluvioni e degli tsunami, delle onde alte come una collina: non si capì cosa dicesse, insomma. E quel gorgoglio somigliava ad una minaccia di morte. Abramo rimase tramortito e gli fu cambiato nome.

Quando andò a riferire di aver sentito parlare Nostro Signore fin dalle vene corrusche della terra, gli diedero del matto e cominciarono a tirargli pietre contro, come se fosse folle e iettatore; come se da lui dipendesse tutto il male incombente, gli orfani e le vedove, la vecchiaia e la solitudine, la fame e la carestia, le piaghe di ogni dove e le bufere; la neve e il freddo; l’incomprensione e la divisione tra gli uomini e tra tutte le creature: pensarono che fosse venuto a portare fuoco e guerra su questo povero pianeta disperso nello spazio.

Così fanno sempre e lanciano strali a quelli che si mettono ad ascoltare uno che sembra Dio e che parla sottoterra e nel sottosuolo, nell’anima e nella coscienza, nell’inconscio e nella nostra psiche.

Così li scacciano dal tempio, così li fanno capi di popoli di nomadi, di viandanti costretti alla diaspora e alla dispersione; così li mettono a morte, mentre versano incenso di fronte al proprio vitello d’oro.

Che si scioglie al fuoco del vulcano, come esso tracima lanciando sulle sue pareti la bava, Dio che vomita la tiepidezza degli orecchi e del cuore.

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