Sfolgora come una Trasfigurazione il contorno dei monti intorno ad Assisi, questa mattina: è questo il mondo di cui mi compiaccio - dirà la voce - tra Subasio e Porta Sole, Rivotorto e le fattorie in campagna.
Solo qualche cane abbaia a questo mattino di domenica alle sei e trenta.
Ce ne staremmo volentieri qui a metter tenda e a goderci il silenzio, rimbombi lontani di qualche campana, lontani dal centro e da Assisi stessa assediata dai turisti: "vi prego non fatela diventare come una Disneyland" - mentre frotte di orientali fotografano le creme al tartufo dei negozi e i dolciumi; talora anche Giotto.
Non ci voglio più tornare in questo posto, nella bailamme.
Vorrei tornarci semmai alla notte e all'alba, come stamane, contro il clero e il popolo vociante. Neppure contro invero: distante.
Vi vedo camminare e non sento nulla come da dietro il vetro della campana, come infilato dentro la mia bottiglia.
Stamane sono tornato dal soldato che si chiama Collincs, in effetti, e faceva parte di un Reggimento, lo York. Lì c'era un gran silenzio. Nessuno che passasse.
E lì c'era il Dio che parla piano piano a noi che ascoltiamo a orecchie dritte come cani.
La volpe occhieggia in campagna a pochi metri e spia l'uomo che cammina solitario attorno alla chiesetta di campagna, davanti al Cimitero, un'altra volta, un altro giorno ancora.
Trasfigurato il giorno e la vita, la povera fede mia e di quelli che provano ad ascoltare, chiedo a Dio perché così fragile dovessi nascere, così umbratile pur essendone fiero.
Svolto verso un altro tempietto a mezza collina, verso il Subasio e sento il Rivo (Torto) che parlotta e sussurra sotto il livello del viottolo che percorro.
E' tutta un'altra cosa la vita guardata a distanza, dentro le brume e dentro questo silenzio, sulla via che scopro intitolata al Cantico delle Creature. Silenziose anch'esse, come acqua e foco, come vento e aere nubilo e sereno, come sorella morte e madre terra: com'è beato chi ape gli occhi per vedere quello che parla senza far rumore!