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La stoviglia e le caravelle

Pubblicato da enzo cilento su 12 Marzo 2014, 20:24pm

Tags: #la storia

Ho cercato spesso di immaginarmi la splendida regina del Sud, la divina che venne ad ascoltare i buoni consigli di Salomone, consigli et verba che non dovevano essere ancora i consigli evangelici per ovvi motivi; ma che dovevano comunque somigliargli molto, se è vero che invitavano a ciò per cui vale la pena vivere ed affannarsi (che poi affannarsi in fin dei conti non vale la pena farlo: per nulla).

E la regina doveva essere ricca come una che parte con tre caravelle e bastimenti pieni di ori e di spezie, magari anche di perline, per portarli in dono al buon povero dei selvaggi che in fin dei conti corrotti non sono ancora e che vivono ancora di poco, di niente, solo di canna da zucchero e di frutti, di more e lamponi, di frutti esotici e come immersi come in un Paese dove scorrono latte e miele, una Terra dopotutto ancora promessa (promessa mantenuta in fin dei conti) da cui le caravelle avrebbero portato indietro, in cambio, pepite lucide e vaniglia, cacao e pomodori rossi, patate.

All'avvicinarsi al Paese di cuccagna e della letizia perfetta, provenienti dalla terra più ricca del mondo, la regina deve avere indossato vesti bellissime - non credo invero da penitente - perché anche a Ninive era in gran voga il lusso, soprattutto dopo che si è fatto festa a pericolo scampato, una volta debellata la minacciata fine biblica, da piaga, tra piogge di lapilli.

La regina dunque arrivò con gli occhi bistrati; e molti pensarono - com'è d'uopo - che fossero solo una donna corrotta; ma pianse e questo la salvò - dicono - come una Maddalena, asciugando i piedi dell'ospite con i suoi capelli lunghi di ramarro, dopo averli riempiti di profumo e di essenze, il che scandalizzò, come sempre accade, tutti i benpensanti riuniti a convegno.

Di quelli, la genia del resto non è mai esausta e gli imbecilli continuano a mettere al mondo figli, infatti.

Tanto che ella si salvò - racconta la storia - e gli imbecilli non solo non salvarono la loro vita che rimase piena di rancore, ma neppure si guadagnarono per l'eternità un solo angolo di paradiso, visto che per gli insulsi il paradiso consiste nel negarne anche un solo pezzetto agli altri, a tutti quelli che essi non capiscono.

Fu un segno, al largo della costa, l'arrivo delle caravelle, tre, e del corteo della regina, mentre tanti continuarono a sostenere che segni non ve n'erano stati e che prima o poi ne avrebbero visti degli altri, come una pioggia di lava e di caligine su qualsiasi Ninive del mondo: che Dio la faccia sprofondare dunque quando fosse giunta l'ora benedetta.

Finirono bolliti come vecchi salumi invece, quelli, come lo zampone nel pentolone della cenone a San Silvestro.

Finirono squagliati come le cotiche salate dentro il minestrone; mentre borbottavano sommessi come i fagioli dentro il pentolone, cocci brutti e sbrecciati, scodelle fesse che non servono a nessuno.

Dentro ci misero il mais per le galline che non ci videro nulla di male a mangiare in quelle vecchie stoviglie stupide che suonavano sorde quando ci entravan dentro con le brutte zampe rugose che sarebbero finite in brodo.

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