"Portami una coperta di lana che qui è freddo" - dice Paolo al fido Timoteo, mentre conosce i rigori invernali della sua prigionia romana.
Timoteo gli era fedele; anche nelle coperte.
Ed è bello pensare all'apostolo delle genti, al dotto Paolo, alla parola grandiosa che aveva riempito l'Areopago incredulo, esprimersi come un vecchio qualunque "portami una coperta di lana".
Timoteo, ebreo convertito, era stato allevato dalle donne di casa, Eunice e Loide, a quei valori che le donne spesso sentono ed esprimono più degli uomini: solidarietà, soccorso.
Molti di noi ricorderanno le proprie Loide, le proprie Enice, nonne e mamme, che si prendevano cura di quella che ha perso il marito ed ha sette figli; soffre di flebite e non può lavorare.
A Pasqua e a Natale portavano loro il dolce che ci voleva, sacrosanto; gli abiti per la prole e la coperta per l'inverno, come Timoteo a Paolo.
Del resto, Timoteo fu di Paolo uno scudiero ed un compagno di viaggio: Tessalonica Filippi, Atene, Corinto, Efeso, Roma; ne recapitava le lettere, ne era il fido ambasciatore; il discepolo, amatissimo.
"Portami una coperta" - e c'è da credere che allo scudiero Timoteo saranno venute le lacrime agli occhi a pensare al suo vecchio maestro in carcere, anziano, al freddo, a Roma.
Uno, per il maestro che gli ha insegnato cosa conti nella vita, darebbe la propria di vita, visto che grazie a lui ne ha visto nascere un'altra, una nuova, in sé.
Leggevo giorni fa della biografia del frate Zef, in Albania, ai tempi di Ender Oxha, e di quella prigionia umiliante vissuta in quanto "cristiano" e quindi, in quanto tale, "responsabile della condanna di Giordano Bruno e di Galileo" (il quale peraltro morì non sul rogo ma nel suo letto) - come si pronunciava l'illuminato regime.
Cosa potrà separarmi dall'amore del Cristo, dunque?
La nudità, le tribolazioni, il carcere, una coperta di cui avrei tanto bisogno questa notte col freddo che sento qui dentro?
Direi lo stesso per chiunque, qualsiasi fede professasse, o invece non ne professasse alcuna: chi siamo noi per togliergli la dignità di vivere e di accartocciarsi dentro una coperta tra i rigori dell'inverno?
Timoteo è santo - come il suo maestro - anche per quella coperta... come il mantello di san Martino.
Lo si ricorda il 26 di gennaio; quando fa freddo, tanto freddo, da questa parte della terra.