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L'intelligenza del profeta

Pubblicato da enzo cilento su 28 Marzo 2014, 09:02am

Tags: #I PADRI

Com’era l’Europa mille anni fa?

Un coacervo di foreste intricate e di borghi aggrappati alle colline, nascosti, difesi, accovacciati in qualche conca; un continente la cui spina dorsale era costituita da bellatores e oratores, dai laboratores infine, più o meno quasi sempre servi della gleba.

Secoli che da qualche decennio stiamo cercando di riscoprire sulle orme della grande storiografia (Le Goff e Gilson, Huizinga), di qualche corrente filosofica che vi si richiama, forti di radici cristiane più o meno invocate e conosciute, di quello stesso grande equivoco medievaleggiante che fu il Romanticismo, prima ancora.

Studia et universitates, però anche; pellegrinaggi sacre rappresentazioni di piazza e laudari, e società in movimento; Crociate…

Ma del resto come si fa a riassumere un’età così ampia, circa ottocento anni di storia in delle formule?

Quella stessa ansia spirituale che sembra contraddistinguerla, ignoranza e povertà, denutrizione; non è diversa da quella di tante altre età, dopotutto, se non fosse per la portata di qualche fenomeno peraltro irripetibile, dal movimento monastico a quello pauperistico in seguito; se l’Europa non fosse stata coperta da un mantello bianco di monaci e monasteri – come dice uno scrittore del tempo.

E mille anni fa, dopo che cinquecento ne erano trascorsi dal primo impulso benedettino (Benedetto, patrono d’Europa, esattamente da un quarantennio, grazie a Paolo VI), dopo Cluny, ecco il fiorire della nuova pianta borgognona di Citeaux.

Ne parliamo, mentre il santorale cistercense oggi fa memoria di uno dei fondatori dell’ordine, Stefano Harding, britannico giunto in Francia al tempo, a conferma di quella società in movimento di cui sopra; il quale, con Roberto di Molesme e con Alberico, in questa parte desolata di campagna di Borgogna diede vita alla prima comunità riformata cistercense.

Ne leggevo tempo fa.

Ovviamente un sant’uomo, pronto a sobbarcarsi per un lungo tempo la direzione della comunità neonata; a sopportare i ripensamenti di Roberto di Molesme; a darsi da fare – da buon isolano – per costruire con le proprie forze il primo insediamento della nuova famiglia.

Un sant’uomo, che peraltro guardava con sospetto gli studi e la vita patronale di Cluny; che avrebbe lottato contro l’imborghesimento dei fratelli; uno di quelli tutti d’un pezzo, made in Britain, appunto, come i Colombano e i Patrizio, gli irlandesi, cui non fece difetto la volontà di sottomettersi alla fatica, tempra forte come Bernardo di Clairvaux, stessa famiglia benedettina, appunto.

Torna in mente lo scriba che a Gesù chiede quest’oggi nei Vangeli quale sia il primo dei comandamenti e al quale questi risponde che il primo è amare Dio con tutte le forze il cuore e l’intelligenza; così come i fratelli, come se stessi.

Non c’è amore che non contempli l’uomo tutto intero, compresa la sua intelligenza appunto.

Dio ci rende in grado – credo – di capire quale sia il nostro posto e il nostro compito, fosse anche quello di fondare Citeaux, di dire come Bernardo ciò che non va senza paura; di usare il talento del nostro discernimento, del nostro valore specifico per fare il pezzo di strada che ci è stato assegnato.

Non c’è nessuna alterigia – questo mi veniva dunque da pensare – nell’usare la discrezione e l’intelligenza, la volontà che anche Dio ci ha dato.

La gloria dell’Uomo, cioè la sua grandezza, purché non sia vanesia e sprezzante, è la gloria stessa di Dio.

Amiamo Dio dunque con tutto noi stessi, non solo cuore, non solo volontà, non senza intelligenza e confidiamo che affidandoci a questo affidarci la nostra intelligenza sia uno strumento che Dio stesso pone nelle nostre mani.

E’ così che nasce Stefano Harding e Roberto di Molesme; così Citeaux, così Benedetto e così ogni innovatore o continuatore nella Chiesa e non solo: quello che Dio ci mette in cuore e in testa è un dono da non tenere nel cassetto: è un patrimonio da far fruttare.

Auguri anche a Citeaux!

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