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Il gioco delle parti

Pubblicato da enzo cilento su 27 Marzo 2014, 14:26pm

Tags: #attuale

Da che parte stai?

Nella società delle posizioni indefinite: dello stare un po’ di qua e un po’ di là; specie nel Paese in cui – passato il tempo dell’ideologia – si passa con molta disinvoltura da uno schieramento all’altro; nella società del pensiero liquido; è sempre più difficile dirlo.

Stiamo dalla parte dei lavoratori ma non possiamo lasciar soli gli imprenditori; stiamo col sindacato, con chi ha un contratto di lavoro, ma siamo anche dalla parte di chi è precario e un contratto non ce l’avrà, se non a termine.

Stiamo con la famiglia ma non siamo contro altri generi di unione; stiamo con le minoranze ma non pi può dimenticare la maggioranza delle famiglie italiane.

Stiamo con i cattolici ma siamo aperti al dialogo con tutti. Stiamo con gli ucraini ma non possiamo lasciar soli i russi.

Da che parte dunque?

Bisognerebbe provare a stare dalla parte di chi fa miracoli. Anche solo per sopravvivere e per trovare un equilibrio.

Tra la vita e la morte; la libertà e la schiavitù; la dignità e l’umiliazione; l’umanità e la sua negazione siamo forse chiamati a scegliere, però: a fare una scelta di campo, come si dice in politichese.

Il fatto è che le stesse parole non stanno più solo da una parte.

E sul concetto di vita e di dignità umana si può dire molto e tutto in modo molto diverso.

Perché si può discutere della dignità della vita di fronte alla malattia e si può discutere su quanto sia dignitoso vivere in un certo modo; si può discutere se sia rispettoso che a qualcuno non sia concesso vivere e curarsi o che ad altri sia vietato dire “non ne posso più”; sul fatto che sia umano o meno dire “vivi come puoi e come vuoi; così come sai”.

Dio mio, le cattedre che non ammettono appello e non ammettono discussione!

A chi, giorni fa, mi chiedeva conto di questa sorta di relativismo, chiedendomi se per caso nella vita della Chiesa, nella sua riflessione, non si fosse persa qualcosa, non ho potuto rispondere altro che “forse ci siamo persi la carità”, che è poi come dire ci siamo persi tutto.

Solo chi libera dal pregiudizio e dall’odio credo che sia dalla parte di Cristo, di qualsiasi cristo in croce – vorrei dire; e chi non è contro di lui – per rifarmi al Vangelo – costui è senz’altro dalla parte del miracolo più grande che possa esser chiesto ad un uomo, il miracolo della comprensione, quindi della carità.

Magari ci interrogassimo di tanto in tanto per vedere ora, in questo momento, con questo atteggiamento, con questo giudizio, da che parte stiamo.

Tanto che ogni volta che in noi dovesse affiorare quello che nega ad altri il diritto di essere, sarebbe bene dirci “ora da che parte sono? Temo, contro di lui”.

Ci sono dei miracoli possibili alla cultura del diritto e del diritto reciproco: quelli che ci liberano dall’odio dalla violenza e dal rancore, insomma.

Chi coltiva questi sentimenti – può starne certo – non sta compiendo nessun miracolo, segue un istinto naturale, quasi selvatico; è solo un uomo che sta dall’altra parte. Sta solo contro qualcuno.

E questo non è un miracolo, appunto: è la grigia normalità.

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