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Il modello di Giuseppe

Pubblicato da enzo cilento su 19 Marzo 2014, 20:02pm

Tags: #I PADRI

Cresciamo tutti con dei modelli di uomini che vorremmo imitare.

Da ragazzino non so bene quale telefilm mi avesse ispirato: mi sono sempre visto a bordo di una macchina scoperta, biondo, capelli al vento, libero, magari tra la Costa Azzurra (Caccia al ladro) e le grandi strade della California.

Era la libertà ingenua il mio maestro.

E credo che non mi abbia mai lasciato questa sensazione: non c’è nulla che abbia più valore della libertà. Perché solo chi è libero sa amare e sa farsi amare. Persino il Cristo che mi ha conquistato è stato un Cristo libero e non costretto (una sorta di Francesco d’Assisi): uno che libera, a sua volta.

Per questo, non era il ruolo che inseguivo; neppure un ministero; neppure una istituzione; e neppure la corte degli uomini.

Ero libero come lui lo era; e mi son visto come liberatore: chi non ha cose da conquistare è un uomo libero; chi non ha nulla da possedere, tranne che la propria libertà di giudizio, questi è un uomo libero: questi è dio, egli stesso; e figlio di Dio.

Non ho cambiato modelli crescendo: ne abbiamo trovati tanti in questa chiave di lettura, liberi dal pregiudizio.

Persino il Giuseppe della Sacra Famiglia che oggi si ricorda, dopotutto, dovette fare esperienza di libertà.

I fatti parlavano contro quel matrimonio che non avrebbe consumato e nell’ambito del quale si sarebbe trovato ad allevare anche un figlio che non sarebbe stato suo.

Pensarci, in questi termini, mi è nuovo, per così dire.

Perché di lui si intesse solo la retorica dell’obbedienza e del nascondimento, del silenzio e della comprensione: mai della liberazione.

Quest’uomo si fa libero invece, eccome. Che poi non sia esattamente il tipo di libertà che più ci si confaccia è un altro discorso.

A capo di una famiglia “diversa”, pur essendone il più in ombra, fu liberato anche del peso di stare sempre in prima linea: altri sono infatti i protagonisti del suo clan. Migliore attore non protagonista insomma.

E questa anche è una grande libertà e una grande leggerezza, perché stare sempre in prima fila ha il suo prezzo e sconta il suo stress.

A essere Giuseppe, certo, ci si preoccupa e ci si prende cura; ma si assapora pur anche il gusto di viversene più o meno nascosti, a casa e in bottega.

Se il figlio “putativo” fu il rivoluzionario per le vie e la Madre la prima dei discepoli, della Madri della Plaza de Mayo e una pasionaria, tanto da essere lei l’uomo di casa; Giuseppe fu quasi il custode della casa vera e propria, dove gli altri tornavano certi che ci fosse qualcuno silenzioso ed operoso, libero, ad aspettarli, qualora fossero tornati.

A quella libertà di esserci, quando gli altri ti cercano, ispirerei volentieri il resto dei miei giorni, leggeri e pure attenti, ma senza più protagonismi.

E’ questo il segreto della libertà: la visibilità non abita più qui.

E Giuseppe passa il tempo intagliando pomi di legno e braccioli, gustandosi il sole della primavera, prima che venga Pasqua.

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