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La donna della gioventù

Pubblicato da enzo cilento su 25 Febbraio 2014, 16:58pm

Tags: #in vista

"Non viene ripudiata la donna sposata in gioventù" - ricorda Isaia, al capitolo 54 - ribadendo l'amore del suo Dio per la sua amata, anche se per un po' ella è parsa abbandonata: "Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né vacillerebbe la mia alleanza di pace, dice il Signore che ti usa misericordia".

Perché - come si leggeva in Qoelet, appunto questa mattina - c'è un tempo per ogni cosa. E c'è un tempo in cui si riconosce quell'amore che è per sempre.

Ci accade in special modo quando non siamo più dei giovanotti di primo pelo, che - con un po' di nostalgia - si riconoscano le donne della propria gioventù; quell'ideale di uomo e di donna, quell'ideale di amore e di vita che ci hanno segnati per sempre, anche se siamo andati in giro a cercarcene altre di compagne di strada. Io so bene quali sono state le mie donne...

L'amore è perciò forte come la morte: non ci lascia mai e ci sta sempre addosso, come un marchio, come il codice genetico che segna quel che siamo quel che saremo ciò di cui ci ammaleremo e morremo: e si muore sempre di amori.

In genere infedeli e non corrisposti.

E' perciò un grande privilegio avere il tempo per ogni cosa, come dice il saggio e cupo Qoelet: anche per riconoscere l'amore perduto, "l'amore che strappa i capelli" come cantava De Andrè, anche quando "non resta che qualche svogliata carezza e un po' di tenerezza".

Mentre la tenerezza è il più nobile ed umano degli amori per il semplice fatto che essa fa memoria; al contrario di ogni passione bruciante che come vento vola via e brucia come le stoppie e se lo porta come pula lo zefiro sull'aia.

La tenerezza del resto è il segno della misericordia prima di ogni alta cosa, del perdono: anche se ti sono stata infedele, vita mia; anche se tu mi sei stata infedele, luce degli occhi miei, ora che la luce si allontana ed è venuto il tempo del tramonto, resta la pietosa dolcezza di una verità "intravista, di un bacio che non abbiamo osato dare, di occhi mai più rivisti", se non nei sogni e nel rimpianto; quando "nei momenti di solitudine, quando il rimpianto diventa abitudine, ritornano le labbra assenti di tutte le belle passanti che non siamo riusciti a trattenere".

Si può trattenere però ogni cosa, ogni amore vagheggiato e che ci ha spinto a vivere per un po', nell'oblio del sonno. Si può mantenere vivo tutto il nostro amore dato e ricevuto, quello vero donato con la gioventù; e si può provare a rimetterlo in vita, al centro della nostra vita. "Sei tu, mi dico, l'amore della mia gioventù e non ti tradisco ormai; forse anzi invero non ti ho mai tradito, giacendo nel fondo dell'anima mia, rimpianto".

Non ho mai tradito l'amore per la scrittura e per la poesia, invero, l'armonia; mai la compagnia che i libri e l'arte mi hanno saputo donare; mai tradito la bellezza che mi ha fatto compagnia nell'angoscia più profonda. Era là ad attendermi, prima delle mie donne...

Me ne stavo giorni fa a Santa Maria Maggiore, alla grata di un confessionale, a parlare con la voce di un domenicano saggio, dispiaciuto per tutti i miei tradimenti, e mi sono sentito di nuovo amato, d'incanto innamorato amato come un tempo, rinato;

come se un Tu mi parlasse dall'altra parte del mio volto, dal profondo del mio desiderio, negli antri profondi della mia divinità:

amato teneramente e perdonato per l'amore a cui non sono fedele, rimesso di fronte all'amore che mi ha costituito da sempre.

Ho sentito di riconoscermi essendo riconosciuto e mi sono levato di là, bagnato, sudato, come un bimbo appena sollevato dalla levatrice. "E' sano, respira" - si è detto...

Tu che mi conosci e che riconosci come l'antico amato; che mi rimetti di fronte all'amore della mia giovinezza, all'unica donna che ancora mi rende giovane; tu che conosci l'arte di rimettermi in grado di con-creare con te, come nei miei sogni di giovane e di adolescente, quando leggevo Pasolini e Dostoevskj; quando immaginavo notti intere le cose meravigliose che avrei comunicato e raccontato a partire da quel mio amore giovane.

E che oggi me lo ricordi, accrescendo il rimpianto, forse, e anche la consolazione, perché tu lo ricordi ancora e me lo rammenti; e il tempo in fondo non è ancora scaduto: è ancora qui, benché anche il tempo non sia che Vanità;

a cui si sottrae solo una cosa, infine: l'amore, quello che ci rende capaci di volare sopra ogni giudizio.

E' questa la più grande delle vittorie; l'unica delle gioie mortali che contino.

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