"Figlio mio, figlio mio" - piange Davide per il bell'Assalonne, suo figlio, che gli si era rivoltato contro ed era stato trafitto una volta impigliatosi goffamente tra i rami d'una quercia.
Così che non c'è giorno che non ci sia un Assalonne bello e intelligente che non tradisca un padre: sotto ogni latitudine.
E' il mistero della vita: "persino con te, il più intimo dei miei, il mio preferito, ho visto naufragare il nostro patto, la nostra alleanza, le mie speranze".
Quanti Assalonne hai lasciato lungo il corso della tua esistenza?
Davide così, come farebbe chiunque tra noi, si lascia andare allora al lutto, alle lacrime ed alla disperazione: quel gran re che doveva essere che si lascia andare al dolore. Si accascia, libero e affrancato dal suo ruolo che vuole impermeabile, tutto d'un pezzo, senza una sola sconfitta, lui capace di vincere persino il più gigantesco dei Filistei.
E che proprio perciò fa rabbrividire; come fa rabbrividire sempre un uomo che si lascia andare alle lacrime. Benedetto dolore!
Averne di uomini capaci di far lutto piuttosto che di rimuovere!
Quanti lutti nella vita di ciascuno di noi? Non resta che passarli in rassegna e non vergognarsi di averne, come le sconfitte.
Assalonne era la bella speranza di una vita diversa, di un'eredità messa in buone mani, un legame coltivato e difeso, circondato dalle nostre attenzioni. E non ci sono mai ragioni sufficienti per capire il tradimento. Sono i progetti falliti, giovani e naufragati.
Bisogna prenderseli in grembo anche quelli, col bel volto di Assalonne sfigurato dalla fine e chiedere che quelle imprecazioni e quei singhiozzi siano fecondi.
Re e principi, signori e potenti, bellezze inestimabili e irraggiungibili, celebrità e geni, come il bel carrozzone dei circensi e dei giocolieri: ognuno ha il suo Assalonne che non può dimenticare.
Ognuno con l'irrimediabile a cui non ha saputo porre rimedio; il trapezio e la quercia che ti hanno tradito e in cui sei rimasto impigliato.
Ma tutt'intorno, come a Davide, ti si chiama e si chiede di te.
Metterlo a frutto quel dolore per investirlo in un modo nuovo di essere uomo...