Scrive lo storico Sidney Aguilar Filho, dal Brasile, che nel 1933, mentre Hitler prendeva il potere dall'altra parte dell'oceano, nel Paese sudamericano non mancarono da subito i simpatizzanti, con tutti i paradossi del caso, visto che poi in Brasile non c'è nulla che non passi dal pallone.
Nello Stato di Sao Paulo infatti, dove tra l'altro la popolazione di origini italiane è radicatissima, il comandante Osvaldo Rocha Miranda pensò bene di organizzare in questa temperie, a 200 km dalla capitale dello Stato, una di quelle fazendas "ideologiche e rieducative" che si rifacevano del resto ai saldi e sani dettami del regime.
Si installarono pertanto i nostri a Cruzeiro do Sul: erano un bel gruppo di aficionados tra cui lo stesso Miranda, il fratello Ottavio il padre Renato, fondatori per inciso della Acao Integralista Brasileira che contava la bellezza di 400mila iscritti nel Paese; così come del resto il partito Nazista verde-oro che ne contava qualche migliaio, da quella parte del mondo; e insomma - colpo di genio - misero su una fattoria lager della serie "Arbeit macht Frei" in cui vennero raccolti come puro materiale da lavoro, giovani rappresentanti di quelle razze inferiori presenti in Sudamerica e che avevano avuto peraltro la ventura di essere stati abbandonati o d'essere rimasti orfani: la beffa e il danno. Così va la vita!
Una cinquantina d'anni prima dei battaglioni della morte - che i meninos de rua li ammazzavano per strada su commissione - Osvaldo Miranda aveva insomma già trovato la sua soluzione finale: dall'altra parte del globo. Facciamoli sgobbare nel lager!
I ragazzini - carne fresca e sana, benché inferiore per razza - erano detenuti nella bella fattoria del Cruzeiro del Sul e - dal momento che il futebol lì non manca mai - benché privati persino del nome e chiamati solo con un numero di matricola, del pallone non vennero mai privati del tutto, non fosse altro che per allietare i signori del Reich del Brazil che stavano a 200 chilometri da Sao Paulo.
Non risulta che tra le fila dei piccoli orfani ci fossero dei campioni; ciò nondimeno vennero ingaggiati per una serie di partite in zona - sotto stretto controllo - con la loro bella maglietta a strisce biancorosse.
In breve divennero persino uno strumento di propaganda: guarda come ti trasformo dei farabutti in operai modello in perfetta salute psicofisica: come ti addomestico il bruto.
Ne ha un chiaro ricordo uno degli ultimi sopravvissuti, tale Aloysio da Silva, 90enne, che di recente ha ricordato allo storico quella vicenda che si chiuse solo una decina di anni dopo con chiare connivenze dei potenti locali di turno.
A questo dunque può giungere l'ideologia, stupida ottusa bizzarra e grottesca.
Ecco come ti insozzo il gioco più bello del mondo: con brutalità:
Palla al Centro...