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Per sempre amici

Pubblicato da enzo cilento su 31 Gennaio 2014, 19:46pm

Tags: #I PADRI

Benché taciute, anche tra le nostre figure un po' oleografiche di santi del passato, ci sono belle pagine umane e di amicizia da salvaguardare, con tutta la loro sanguigna carnalità e passione.

Questa terra nella quale sono ospite in questa fase della mia vita, ad esempio, ha visto nei primi secoli della cristianità un gran pullulare di iniziative cenobitiche e monastiche che rimandano ad una storia di queste, la più nota: quella tra Basilio e Gregorio.

In molti casi di quell'antichità monastica importata dalla Cappadocia, dal Ponto e da Costantinopoli, non restano che le vestigia, grotte e spelonche, abbazie per metà diroccate, spesso sconosciute e dimenticate; in altri, resta addirittura solo la memoria legata alla toponomastica: le chiese e i paesi intitolati a Basilio e a San Gregorio appunto.

Una grande famiglia presente insomma in loco, ad ogni modo, fu proprio quella basiliana: ne ho visto in estate insediamenti sul monte Gelbison e alle sue pendici.

Si trattava di eremiti in principio o di monaci cenobiti "greci" legati alla grande scuola di quel Basilio il Grande a cui iersera mi veniva da pensare di fronte ad un incontro con i rappresentanti della Chiesa Ortodossa Russa, a Napoli, dove vedevo più volte ricorrere il nome di Vassilj e di Gregorio (Nazianzeno?) di cui non caso anche noi celebriamo assieme la memoria, il 2 gennaio.

Bella storia di amicizia la loro, insomma; come bella è la storia avventurosa della loro parabola umana.

Basilio in famiglia fu circondato da figure autorevoli in fatto di santità: da Macrina, a Pietro, santo e vescovo di Sebaste; a Gregorio di Nissa, suo fratello.

Avrebbe percorso tutt'altra strada, fino in fondo, se gli fosse stato concesso.

Fu ancora per una grande storia di amicizia infatti a fargli scegliere deliberatamente il solitario ritiro di Neocesarea nel Ponto, laddove poi sarebbero nate le due Regole dei monaci detti da lui "basiliani": anno 358 circa.

Fu preso di peso per esser fatto vescovo di Cesarea di Cappadocia. Non sfigurò; tanto da essere rimasto nella memoria come "Basilio il Grande", a fronte della grande attività pastorale; per la Lettera ai Giovani scritta da lui, l'Epistolario, la lotta coraggiosa all'arianesimo; l'aiuto offerto ai bisognosi soprattutto; fino a creare per loro, alle porte di Cesarea, una vera città della carità con ospizi, rifugi, ospedali, laboratori.

Mentre l'amico Gregorio (Nazianzeno), uomo di studio e poeta, veniva per questo soprannominato "il teologo", come per le pagine del suo "Discorso d'addio" pronunciato quando dovette abbandonare Costantinopoli a causa dei suoi nemici:

"Tutto è instabile - scrisse - affinché portiamo amore alle cose stabili", come lo fu quella loro amicizia affettuosa, stroncata dalla morte di Basilio nel 379.

Gli sopravvisse solo alcuni anni, senza mai rinnegare la genesi alla santità cui essa aveva dato luogo. Amici per sempre - vien facile concludere.

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