Talora ho la sensazione di conservare davvero poco del mio passato, dei miei venti anni e prima. Come se non avessi fatto attenzione a conservare nulla e neppure a dare a quanto accadeva il giusto valore. Ma forse va così per tutti: ci si impiega tanti anni a diventare giovani - diceva Picasso.
In ogni caso, delle immagini ci sono: e alcune voci; poche foto; alcune emozioni. Eravamo a tavola stasera con gente molto più giovane di me e ci siamo trovati a canticchiare le canzoni dei miei venti anni: un bel pezzo di vita fa. Mi sono accorto della dolcezza di certe sensazioni, della comprensione pietosa per tutto ciò che sono stato ed ho vissuto: sto facendo pace con tutto. Chissà se si tratta di un buon segno!
Le serate, i muri scavalcati, i concerti, le sigarette fumate di nascosto; gli anni dello sport e dell'avventura in città col mito della libertà e del teatro.
Una bella tenerezza mi ha stretto il cuore. Non tutto passa invano e non omnis moriemur: non moriremo del tutto, "io ti ringrazio, sconosciuta compagnia"...
Chissà, amici miei, se ci ricorderemo ancora di questi giorni spesi sui libri sudati; e di quelli andati mentre davanti a noi si disegnano i contorni di un'avventura per certi versi inattesa.
E' ben strano trovarsi alla mia età insieme a chi si sta costruendo una vita e spende le sue energie per costruirla.
Cosa resterà tra qualche decina di anni, a loro che di vita ne hanno tanta davanti? Non ho risposta: forse i compagni di studi, quelli con cui si condivide un'ora di studio, un momento a tavola, due passi nei corridoi, una canzone, un'emozione da giovani.
Magari torneranno qui come quel vecchio prete che ieri è tornato qui dopo quarant'anni: avrà risentito le voci e i passi propri e altrui, quelli che gli erano noti, echi.
Mi incuriosisce non poco trovarmi qui e immaginare per quali strade li condurrà il domani, questi ragazzi; davvero cosa resterà di questi anni.
Non così per me che sono arrivato in questa dimensione alla mia età, con un piccolo pezzo di strada avanti, nella migliore delle ipotesi.
So bene invece dei volti che col tempo ricompaiono e scompaiono in me, la sera, a letto, addormentandomi e pensando e talora pregando per loro, perché li vorrei sapere felici, ovunque siano.
Potrei raccontare loro delle cose che ci siamo detti con i miei coetanei venti e più anni fa: le passeggiate notturne - vere - i progetti, le sbandate, le attese; potrei parlare loro di quelli che ho perso di vista; che non ho visto più; di quelli che nessuno ha più visto; di quelli che sono rimasti ragazzi a cinquant'anni, con gli stessi amici e le stesse abitudini, ora imbiancati e un po' raggrinziti, tenerezze.
E' ben strano trovarmi qui, come se mi fosse stato concesso il miracolo di restituirmi la vita che mi sono lasciato scappare e la condivisione che ho spesso mancato di cogliere, al momento.
Chissà cosa ricorderanno altrove - mi ritorna come una nenia in mente - fra qualche decennio; ed io un po' di anni prima, come quel vecchio prete ieri mattina per i suoi corridoi.
"Vivere ora" sarebbe l'imperativo più logico, perché domani non sarebbe più possibile farlo in pienezza.
E so bene che molti diranno - attraversando gli atri - che sono stati i giorni migliori della nostra esistenza: quelli cantati a tavola quasi sussurrando, con un po' di pudore.
Mi basta sapere d'esserci stato, un buon ricordo di quei loro anni migliori.
Ci guarderemo di lontano, immagino, da una qualche altra dimensione.