"Adamo, dove sei?"; che è poi come dire "uomo, dove sei?". Sembra chiedere questo all'uomo, Dio - una volta che lo ha lasciato a custodia del giardino della vita. E noi potremmo dire - per ogni età di questo mondo, per ogni fase di quella che per noi è la storia, che l'uomo si è sempre smarrito da qualche parte: in una selva oscura, per Dante; nel bosco ariostesco, dove ciascuno è inseguito da chi rifiuta, Angelica e Orlando; nei sillogismi, che sono "difettivi", come diceva l'autore della Divina Commedia; nel mito idealistico di un uomo creatore o misura di tutte le cose, nell'uomo a pezzi, uno nessuno e centomila come ricordava Pirandello; cogliendosi infine con l'unica qualità di non averne alcuna definitiva e di vivere un continuo divenire, una trasformazione caleidoscopica che lo rende incomprensibile anche a se stesso.
Dove sei? - dunque, ora. Anzi: dove siamo?
Bisognerebbe essere sempre in relazione ed in ascolto - lo dico ripensando al mistero della Vergine che oggi celebriamo - in relazione con un'Alterità che si pone in relazione con noi e insieme avere fiducia e che questo possa avvenire e che la sua parola si ponga davvero in relazione e in risposta a noi, come la risposta alla nostra relativa domanda, "E tu, Altro, dove sei?".
E' per questo - dico - che la domanda sul senso e la domanda religiosa e non solo, ovunque sfoci, è sempre una domanda piena di dignità e di rispetto, perché è sempre la domanda di chi avverte altrimenti la solitudine disperante del proprio non dipendere che dalla sua condanna ad essere solo se stesso, solo con se stesso.
Dopotutto, se gli uomini vivono l'inquietudine del cambiamento, oggi; credo che questo in buona misura dipenda dall'affannosa e legittima domanda sulla propria identità: "chi sei", che è poi il completamento della domanda "dove sei?", perché siamo infatti dov'è il nostro cuore, che quasi non si spaura -dice Leopardi - e siamo ciò che occupa il nostro cuore: la spavento e l'inquietudine, appunto.
Bisognerebbe essere in ascolto anche di questa domanda che c'è al fondo del cuore e della vita di ciascuno degli altri che ci vivono accanto, ognuno dei quali vive ponendosi il quesito di dove sia, di chi sia.
E noi, pur non avendo risposte preconfezionate, siamo la risposta senza presunzione di un altro che ascolta le loro domande come altri ascoltano le nostre, auspicabilmente. Il che non sempre è: sia da un verso che dall'altro.
"Fidarsi" è forse la parola che significa Maria più di ogni altra. Non si nasconde. "Io ti parlo e invio qualcuno a parlarti. Credi che ciò sia possibile".
"Ma com'è possibile? - ella fa - "Io non conosco uomo" - non ho intimità con nulla che possa generare un Altro. E' il passaggio successivo quello che ci è difficile: "si compia in me secondo la tua parola".
Alle parole, da qualsiasi parte vengano, abbiamo difficoltà a credere. Colpa dei troppi serpenti che hanno attraversato la storia, anche quella nostra personale, della diffidenza nata dagli inganni in cui siamo caduti, dopo aver prestato fede ai soliti falsi profeti di felicità.