Due anni fa circa, tramite un annuncio online, dal momento che in quei mesi ero a Milano per motivi di studio, avevo trovato una casetta solitaria in affitto, tra la provincia di Piacenza e quella di Pavia, non lontano da Bobbio, una mitica struttura monastica fondata da san Colombano, irlandese, nel 614, un anno prima della sua morte.
La casetta era solitaria e sorgeva tra le colline, nei pressi di un ruscello: pensai che sarebbe stato il posto ideale per continuare a scrivere e a studiare, a pregare, a portare avanti quel mio progetto di vita nascosta che sentivo con particolare urgenza da tempo. Bobbio nel frattempo era diventato "solo" un silente museo nazionale: dei monaci neppure più l'ombra e la cosa mi rattristò.
Non se ne fece nulla dunque: tornai a Roma per approfondire la mia ricerca, anche se nel cuore quella traccia è rimasta incancellata. Magari si trattava solo di un progetto mio, o forse solo di un appuntamento rimandato. Forse non ero pronto a questo...
Di certo, la storia di Bobbio è la storia di tante altre strutture monastiche sorte in quei secoli dell'Alto Medioevo in Europa, e molte indissolubilmente legate al monachesimo irlandese che in quegli anni fu spinto da una forza dinamica notevole, cosicché ad esso va attribuita la nascita di San Gallo, in Svizzera, sul lago di Costanza; di S.Fursy a Peronne; S. Rombaldo a Malines in Belgio; di S. Livino a Gand e di S. Virgilio a Salisburgo.
Gli irlandesi del resto, per motivi storici e sociologici, per necessità economiche, sono popolo di grandi traversate e grandi imprese, emigranti per vocazione e per necessità: basti pensare alla loro epopea dall'altra parte dell'Oceano; mentre la loro stessa diversità religiosa che li separava dagli inglesi, dalla loro corona e anche al loro stesso interno, purtroppo; la loro vocazione "cattolica" infine, li spinse altrove, anche per evitare la persecuzione.
Gente dura, ad ogni modo: abituata a soffrire. Il suo monachesimo ne riflette queste caratteristiche, potremmo dire.
Colombano stesso, altrove noto come Colum, Colman, Palumba o Columba, nato verso il 528, formatosi in Nord Irlanda sotto la guida di S. Comgall, non sembra smentire queste caratteristiche: sembra infatti che fosse di un'austerità estrema, caratterizzata da un temperamento giudicato esemplarmente duro cosa che talora gli costò anche l'allontanamento da qualche comunità: da Luxeuil ad esempio.
Ciò nonostante, agiografia o meno che sia, non pare che mancasse di carità e soprattutto di un grande spirito missionario che oltretutto è la specificità primaria di questo monachesimo di marca irlandese.
Non a tutti del resto è noto che persino i vari S. Frediano, venerato a Lucca; S. Orso, ad Aosta; S. Donato, a Fiesole; S. Folco a Piacenza; S. Emiliano a Faenza, S. Cataldo, in Puglia hanno origini irlandesi.
La natura missionaria di questa chiesa dei primi secoli talora sorprende noi moderni così legati alle nostre abitudini, spesso sedentari. A questa missionarietà si riferiva ieri il Papa parlando ai giovani delle Università romane invitati "a non lasciarsi privare della speranza e della voglia di cambiare il mondo e le cose, a non lasciarsi imprigionare dietro l'omologazione, seguendo lo Spirito che parla in mille lingue e in mille modi" e che spinge ad andare a Bobbio e a San Gallo; perfino dall'altra parte del mondo, come avvenne ai primi consacrati che seguirono le comunità dei migranti nei secoli scorsi, quando si partiva per il Brasile e l'Argentina, gli Stati Uniti e il Canada, l'Australia.
Si parte guidati da questa giovinezza dello spirito se si vuole arrivare da qualche parte. L'anno 2015 sarà dedicato dalla Chiesa di Roma alla vita religiosa, ai consacrati: quelli come Colombano non tramontano mai.
La Chiesa cattolica ne fa memoria il 24 novembre. Come sarebbe bello se Bobbio tornasse nelle mani di uomini consacrati a Dio: perché non chiederglielo?
E magari quella casetta nei pressi: chissà...