E' vero: comincia l'Avvento domani.
E non c'è momento dell'anno oltretutto che io senta così tanto. Francesco d'Assisi era innamorato del Gesù che umiliò se stesso facendosi bambino: basti pensare a Greccio e al primo presepe. La maternità di Maria e la fragilità di questo neonato lo commuovevano, così come commoveva il silenzio di Giuseppe, il suo obbediente prendersi cura di una creatura che non era biologicamente sua.
Ma domani è anche la Giornata Mondiale per la Ricerca sull'Aids.
Quanti bambini ne sono colpiti? Giorni fa, per fortuna è apparsa una notizia del tutto positiva sull'argomento: una equipe italiana sta sperimentando un vaccino destinato ai bambini sieropositivi che potrebbe portare a grandi sviluppi: a sostituire ad esempio i farmaci antiretrovirali che potrebbero essere sospesi per periodi più o meno lunghi e poi ancora ad altro che nemmeno osiamo pensare: staremo a vedere.
Senza contare che questo è beneaugurante anche per gli ammalati più adulti.
Di questi bambini - basti frequentare un reparto di infettivologia per constatarlo - se ne contano tanti: è soprattutto per linea materna che avviene il contagio. Negli ambulatori degli infermieri e dei medici campeggiano queste foto di bimbi sani pur essendo nati da genitori ammalati; di bimbi sofferenti di cui però i reparti non rinunciano a prendersi cura. Il che purtroppo accade soprattutto nei Paesi ricchi e in quelli in cui è garantita la cura farmacologica: molto meno dove questi farmaci costosissimi non sono alla portata dei servizi sanitari nazionali.
Là si continua a morire: come da noi e in America negli anni 80, quando il virus fu isolato per la prima volta (ricordo lo scalpore della notizia, l'incredulità e infine la commozione di fronte ad un piccolo capolavoro come il film Philadelphia...).
Questi bambini sono i nostri Gesù Bambino oggi: per loro un Avvento di una cura risolutiva e di una vita meno complicata.
Per farlo, in Italia, dove si calcola che ancora avvengano dieci contagi al giorno di Hiv, occorre non solo la ricerca ma ancor più la prevenzione e l'informazione. Non si sa perché ma da qualche anno la campagna informativa sul contagio da Immunodeficienza è stata interrotta, lasciando passare il messaggio che l'allarme fosse terminato. Non è così.
Diciamolo ai nostri figli, ai nostri alunni, ai nostri ragazzi, ai nostri amici. Il virus continua ad esistere; e vivere più a lungo non significa vivere bene come potrebbe una persona in salute.
Francesco di Assisi li abbraccerebbe questi ragazzi, questi bambini, questi ammalati, perché l'amore che è soprattutto informazione e prevenzione, educazione, è l'unica cura che salvi l'uomo, in qualsiasi grotta si trovi, in qualsiasi notte senza stelle.