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Lo zaino in salita

Pubblicato da enzo cilento su 4 Dicembre 2013, 15:41pm

Tags: #in vista

Dopo aver distribuito a tutti da mangiare (e pensare che non c'erano che sette pani e pochi pesciolini), alla fine tutti si sentirono sazi, portando via i pezzi avanzati: sette sporte piene. Penso spesso "alle sporte portate via" e non posso fare a meno di ripensare ad un giochetto infantile: quello che suonava più o meno così "è arrivata una nave carica di..." E ciascuno di noi si metteva lì ad inventare e ad immaginare che cosa mai potesse portare quella nave, quella sporta.

Poteva portare pezzi di cacio e di marzapane, pezzi di d'oro e dollari a palate, pepite e diamanti, automobiline per giocarvi; e arance. Ognuno si sbizzarriva per indovinare.

Ma cosa contenevano le sette sporte portate via dai discepoli?

Pani, cioè ciò che sfama l'uomo, ciò che lo fa sentire sazio. O forse invece portavano via ciò che serviva ad alleggerirlo della fatica di vivere, ch'è poi ciò che ci consente di vivere e quindi di non sentirci svuotati.

Dal momento che Gesù era commosso di fronte a quella folla, non poteva aver visto in loro che quella pesantezza che nasce dalla fame e dalla sete, da un cammino che non ha portato da nessuna parte, da notti trascorse vanamente a pescare: per raccogliere nulla.

Perciò, andandosene via con quelle sette sporte, non doveva esservi che tutto quello che impediva loro di sentire la pienezza della loro vita. C'era un matrimonio che non funzionava e un marito che tradiva; un figlio che non chiamava a casa da una vita; amici che erano scomparsi dal radar, lavori insoddisfacenti, una lunga serie di Natali senza senso, pieni di balocchi e di fili e palline colorate ma che non attendevano nulla, se non di finire quanto prima; c'erano professionisti e anche sacerdoti avvocati senz'anima e senza scrupoli; c'era tutto ciò per cui, per arrivare lassù e per far commuovere quel predicatore folle, si era in breve avuto il fiato corto e si era sentito il cuore in gola.

Quelle sporte ne eran piene di quella roba lì; ed ora c'era da augurarsi che qualcuno le portasse via, almeno per un po': perché per salire un'altra volta, scendere e tornare a casa quelle gambe molli non sarebbero bastate.

Dentro, ci portarono anni di studio che non avevano condotto ad un lavoro serio; delusioni e dispiaceri, incomprensioni, malattie e morte, separazioni; preghiere mai ascoltate, statuine votive che si erano mostrate inutili, che non s'erano commosse.

Quella gente ci commuove sempre?

Quando sono stato a Lourdes e a Medjugorie ho sempre visto sterminate folle sulla collina o presso una grotta: erano tutte affamate. E noi non sapevamo a chi chiedere pesciolini e pani. Ci siamo guardati attorno per chiedere chi li avrebbe sfamati.

Molti di loro sono tornati a casa con ben altro passo: come se avessero mangiato un lauto pasto. Avevano lasciato le loro sporte là - quelle di cui liberarsi. Non so per quanto si siano sentite sazie.

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