Abbiamo bussato al campanello di una casa smunta, questo pomeriggio, come il viso che si è affacciato alla finestra.
"Siamo venuti qui per la comunione" - abbiamo detto alla vecchina che è venuta alla porta servendosi del bastone per mantenersi dritta. La cosa più buffa era che fosse a lei a chiedere come stessimo, noi apparentemente sani e in salute.
Ma non vuol esserci retorica: solo che la realtà non finisce mai di stupirti. Non si prende cura per forza chi sta meglio: forse è solo una questione di cuore.
Sulle pareti di quella casa non c'era nulla: nessun filo dorato e nessuna pallina natalizia; nessun addobbo.
"Buon Natale" - dice la vecchina che invece ha ben presente che un buon Natale magari un po' meno da soli non lo si deve negare a nessuno e che probabilmente la sua compagnia ce l'ha già, immagino, in questi giorni: in cui attende Uno che già le sta sempre accanto, che non la lascia sola; che starà con lei a tavola tutta la sera, anche se a casa non ci sono ghirlande coccarde e tovaglie rosse; che vedrà un vicino - credo - durante la giornata, pronto a chiederle come stia: una fetta di panettone e un brindisi per il Santo Natale.
E' lì che Cristo nasce e si ferma, lì che non muore mai: nella casa smunta dove una donna anziana ha accesa la tv che le fa compagnia tra un Rosario e una Santa Messa, due volte al giorno.
La vecchina ha le chiavi di casa attaccate alla porta. Avrei voluto dirle di non fidarsi, di staccarle: ma non ne ho avuto il cuore.
Lei sa che non può esserlo strappato più niente.