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La priorità dell'io

Pubblicato da enzo cilento su 6 Dicembre 2013, 19:54pm

Tags: #la storia

C'è un regalo da chiedere a Santa Klaus che per altri coincide col S. Nicola che oggi ricordiamo ed è quello che siamo resi capaci di vedere, come i ciechi del Vangelo di quest'oggi.

Credere fiduciosi che questo regalo, come da bambini rivolgendoci al vecchio Babbo Natale, possa realizzarsi. Che meriteremo alla fine quel dono e che comunque ci sarà concesso, oltre i nostri meriti anzi, magari solo per misericordia.

Perché si possa vedere - per restare in linguaggio evangelico - occorre che quella trave che abbiamo negli occhi sia rimossa. Che sappiamo guardarci per quello che siamo: deboli. Per conto mio, non c'è giorno che non debba fare i conti con quel po' di presunzione che deriva dalla mia acculturazione, dalle mie conoscenze, dal mio sentirmi comunque il giornalista che su tutto interroga e che su nulla manca di una parola conclusiva.

Che deve fare i conti con un bel pezzo di egoismo e di egocentrismo, con la propria ansia di prestazione e con quello spirito prometeico che è del resto un male di questo secolo. So bene che se non rimuovo questo tronco non c'è corrente d'acqua che possa passare e che quindi a queste condizioni non ho che da rassegnarmi alla mia cecità.

Certo, ognuno ha la sua e spesso queste cecità coincidono oltretutto col nostro status sociale e con il ruolo nel quale spesso ci confondiamo e dietro il quale ci nascondiamo: "lei non sa chi sono io!".

Io so chi sono io, in linea di massima - e rendo grazie a Dio anche per il bello che c'è in me e che ho costruito nella mia vita, oltretutto - ma so anche quante macerie ci sono attorno e quante miserie umane, il mio limite.

Incredibilmente, solo attraverso queste mi è dato di vedere quello che sono gli altri: il mio limite è il loro limite. Esso mi invita alla misericordia oltre che alla giustizia e non esiste giustizia che non debba essere - per quanto è possibile - misericordiosa.

"Non giudicare, se non vuoi essere giudicato" riprende del resto lo stesso passo che richiama all'episodio della pagliuzza e della trave; e se invero non esiste sguardo che non sia già un giudizio, il mio primo giudizio non può che riguardare me stesso: "guardati!".

Quando non mi lascio commuovere per via della mia stanchezza, dei miei piccoli interessi quotidiani; se non cambio nulla dei miei progetti perché sono al di là del bene e del male, so bene il giudizio che devo darmi: sono un uomo fragile, spesso sopraffatto dalla priorità del proprio io.

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B
La lettera a Babbo Natale: un appuntamento speciale, magico dei bambini di ieri e di oggi per raccontare semplicemente qualcosa del proprio essere, del proprio quotidiano, qualche tenera promessa per compensare &quot;le marachelle&quot; e poi la più o meno lunga lista di giocattoli, nella speranza di ricevere almeno quelli più cari.................<br /> E forse capita anche a persone come me che credono in Dio e alla &quot;Nascita&quot; che si rinnova, di improvvisarsi umili scrittori per &quot;inviare&quot; a Lui, i pensieri, i frammenti della propria vita, le emozioni, i limiti, le paure, le speranze, i sogni, la semplice cronaca del proprio fare - quella dove si alternano senza ordine, quel po' di buono che ogni uomo riesce a metter su alla fine della giornata, di un periodo o di un anno intero e gli errori - senza la presunzione di apparire &quot;bravi e buoni&quot; rispetto agli altri, anzi magari per spiegare al Lettore cosa si combina quaggiù dove - da un Natale all' altro ne passano di cambiamenti, turbolenze, novità, gioie, dolori ! E magari il racconto beneficerà un pochino della &quot;complicità&quot; del foglio bianco muto che ci permette di addolcire con l'inchiostro i nostri difetti a beneficio di quel &quot;po' buono&quot; che si riesce a concludere. Del resto lo scopo della lettera potrebbe essere quello di aprirsi con sincerità, raccontarsi, donarsi (compresi difetti, limiti, paure, tentativi ed errori) , guardare al futuro con uno stato d'animo decisamente speciale (altrimenti basta mandare una mail di notiziole ad un qualsiasi conosciente) e non per ottenere giocattoli da adulti usa e getta, ma possibilità per vivere con Fede e Amore. Certo come non pensare che il Destinatario della Lettera di Natale degli adulti non ha un vestito rosso e la barba bianca, é un Destinatario singolare con un Progetto Finale, vive fra gli uomini, sa leggere fra le righe e nell'anima, ma é Uno che é nato non solo per noi che lo amiamo, ma anche per andare oltre ............ : sarà questo che gli uomini devono ricordare a Natale ?
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