Il centurione Cornelio non pretese nulla: non c'è bisogno che tu venga da me! E questo stupì.
Non c'è bisogno che uno di cui ci si fida venga da noi: mi basta la sua parola.
Ma le parole spesso si scrivono sull'acqua, quando c'è di mezzo l'uomo, salvo che la parola - per quel che ne sappiamo - è una prerogativa solo e tutta umana: come le promesse, anche quelle cadute nel vuoto.
Nessun essere vivente può promettersi nulla infatti, si direbbe: neppure di non sbranarsi. Che poi gli uomini talora siano spinti persino loro a farlo è un'altra questione. Anche se avevano promesso di non farlo.
Ogni volta che vado in chiesa, al paese dove vivono i miei, mi si avvicina un ragazzo che mi chiede: "E' vero che Caino uccide sempre Abele?".
Ed io sono costretto a dirgli che "sì, è proprio così" anche se non tutti esprimono quel Caino che sono in potenza. Lui mi guarda a occhi sgranati e sembra fidarsi: non c'è bisogno di dimostrargli nulla. "Basta che tu mi prometta e mi garantisca di essere leale, onesto nel tuo parlare, nel tuo ragionare". - sembra dirmi: tanto gli basta. Che non lo si prenda in giro.
Il centurione si preoccupava di quel servo, di quello schiavo che voleva fosse guarito e non gli sembrò vero che qualcuno gli dicesse "vengo da lui". Da uno schiavo oltretutto.
In genere si vendono pozioni ed elisir; non si regala nessuna umanità, quella anzi men che mai. Fu lo stupore a guarirlo e sicuramente a spiazzarlo.
Non può guarirci dalla nostra disperazione che quello che nessuno mai ci aveva promesso e garantito.
Il centurione credette all'inusuale e la sua vita cambiò: fu guarita, addirittura. Fino ad allora, da buon soldato, aveva creduto alla forza, quella sì, alla potenza, all'evidenza dei fatti; alla norma per cui nessuno si muove per un sottoposto: al più si comanda loro, se ve n'è bisogno: non ci appressa al capezzale: uno schiavo valeva l'altro. E' solo carne da macello, animali da soma: perché mai darsi pena per lui?