Dedico queste due righe "a tutte quelle pensate come amore, a quelle conosciute appena, valeva il tempo e valeva la pena di perderci un secolo in più".
Così, De Andrè traduceva una poesia francese in un suo testo messo in musica.
Per dire che di tutti, di tanti varrebbe la pena sapere di più; dedicare loro del tempo. E che il tempo dedicato ad altri è un atto di grande carità. Quanto ne dedichiamo ad altri ogni giorno?
Mi piacerebbe dedicare tempo a mia madre e ai suoi racconti, anche se parlarle talora è dura: ho difficoltà ad alzare il tono della voce e il suo udito si è indebolito. Vorrei farlo con i miei cari e i miei amici; ma manca il tempo; e telefonare non sempre è facile: talora è persino caro. Vorrei non dimenticare nessuno.
Ma mi basta farlo con chi mi vien posto sulla strada, giorno per giorno. In quel momento sono loro, simbolicamente e non solo, tutti quelli a cui vorrei dare quel po' di più che non so dare.
Perché ti diranno "Il Regno di Dio è qui. O ancora: è la". E invece il regno dove Dio si deve far presente è quello che viviamo qui, ora: è già qui ed ora, per meglio dire.
E' l'armonia e la letizia, talora la stessa fatica che ci viene proposta dal quotidiano fluire degli eventi, senza che nulla di straordinario ci venga chiesto e neppure operazioni eroiche, salvataggi in extremis ed effetti speciali.
E' a questo che bisogna abituarsi per poter dire di essere diventati maturi, cioè affidabili. Il resto rischio di essere solo spettacolo.
Nei prossimi giorni, anzi già oggi, sentire di fare questo.
E provare la fierezza e la pace di chi sente di aver fatto il giusto, di aver collaborato a non lasciar solo il popolo che Egli si è scelto. Accompagnarlo, senza pretendere di far miracoli per ciascuno di loro, perché il miracolo dopotutto è esserci, stare al fianco.