In che cosa consiste la previdenza dell'amministratore astuto del Vangelo?
Credo che lo stesso termine "astuto" - me lo dicevo stamani - ci porti fuori strada. L'astuzia non è una gran virtù: è quasi sempre un sotterfugio. E' l'arte di chi si arrangia, del furbo. E i furbi a noi non piacciono anche se - generalizzando - siamo in un mondo di furbi (e di ladri), che eleggono furbi e disonesti: che si lasciano governare da chi ha fatto del raggiro la propria arma per arrivare lassù, in alto.
Ma questo è un altro discorso.
Possibile che al padrone possa piacere questa virtù mediocre dell'uomo senza qualità? Lo Zeno Cosini di Svevo, come gli "antieroi" di Musil e della letteratura di fine Ottocento, di una società senza eroi e senza qualità, se non quella di sopravvivere, di cercarne gli stratagemmi per galleggiare, nonostante tutto (dalla guerra è possibile cogliere uno splendido mezzo per arricchirsi e fare carriera); è possibile dunque che possano piacere al padrone della vigna, dunque?
Che Dio ami questa genia di omiciattoli?
Qualcosa non mi tornava in questa parabola che ben descrive i figli di questo mondo, che - parafrasando De André - "anche se non sono gigli, sono pur sempre figli, vittime di questo mondo". Se sono vittime, del resto. Ma forse anche questo non si può escludere, se il principe di questo mondo impone le sue leggi (?) e quindi impone che lo si vinca con le sue armi: e una di queste è l'astuzia. Quella del padrone del vapore dunque e del Principe di questa sorta di tenebra in cui siamo avviluppati. Così tanto, che le sue chiacchiere, le maldicenze possono arrivare anche al padrone dell'azienda, fino a spingerlo a credervi e ad allontanare l'amministratore. Che però non è nato ieri...
La verità forse sta però altrove.
Il ben noto amministratore previdente, esperto, che ben sa come vadano le cose di questo mondo forse non ha fatto altro che condonare parte del debito ai suoi debitori (siamo disposti a fare altrettanto e a non esigere fino all'ultimo centesimo?) e in fin dei conti, così facendo, si è dimostrato scaltro, cioè esperto di questo mondo: non si può pretendere che ci venga restituito tutto il debito: da nessuno e quasi mai. Molto meglio pensare realisticamente che si può condonare e perdonare e che questo alla lunga paga.
Lo stesso padrone - restando in metafora - è ben probabile che ci abbia condonato il nostro debito in altre occasioni, la scarsa redditività dell'azienda dataci in gestione e che infatti non a caso, anche in quest'ultima occasione, non può fare a meno di perdonarci la nostra gestione realistica del debito altrui, considerando che a questo mondo o si fa così o si rischia di restare soli contro tutti, giudici inflessibili che non sanno perdonare e che mai saranno pertanto, a loro volta perdonati proprio per la loro inflessibilità. E' il realismo della fede, che sa bene di che pasta siano fatti gli uomini e come la loro salvezza non dipenda esattamente dalla loro perfezione.
Il bene relativo stavolta sta dunque nella capacità non solo di essere previdenti e generosi nella gestione del debito altrui ma nella misericordia che usiamo ad altri, sapendo che è lo stesso metro col quale saremo auspicabilmente giudicati.
E che la misericordia paga, persino se la considerassimo solo sul piano utilitaristico e retributivo.
E' la capacità di perdonare e di abbonare, in definitiva, quello che ci rende degni di amore e di gratitudine. E questo sa apprezzarlo il padrone stesso, spiazzato ma non per questo meno ammirato da questa qualità che del resto gli è propria più che a qualsiasi altro.
Dio stesso del resto si ama perché è misericordioso e non perché è senza pietà. Anzi sta proprio in questo la sua "incomprensibile" giustizia.