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Kennedy e il regno che non è così

Pubblicato da enzo cilento su 24 Novembre 2013, 10:06am

Tags: #la storia

L'altro ieri, 22 novembre, il mondo intero ha suonato la grancassa della memoria (copertine e speciali, peraltro meritati, vista l'alternativa disponibile), a ricordo imperituro di John Fitzgerald Kennedy, assassinato a Dallas, esattamente cinquant'anni fa.

Nessuno ha potuto esimersi dal farlo perché, al di là del merito nel quale non mi sento di entrare, Kennedy (John), è stato davvero (sfido chiunque a sostenere il contrario) un mito dei tempi nostri: costruito quanto si vuole, gonfiato magari ad arte, promozionato dal potentissimo padre, favorito dal danaro e dal fascino dalla bellezza, da quell'alone di eroe di guerra che non guasta; e infine non poco aiutato dalla saga che lo avrebbe circondato, non ultima, di un donna che ha fatto la storia del costume: Jackie O., Jacqueline Bouvier Kennedy Onassis.

Di lei mi capitò di visitare una mostra dedicatale a New York, una decina di anni fa. Jackie la superba divenne il femminino e l'immagine della donna perfetta, almeno per un po'. Persino le bambole si ispirarono a lei e ai suoi abiti, tutti rigorosamente americani anche se di chiaro gusto europeo: era l'America che si liberava dal suo senso di inferiorità nei confronti dei padri: che cominciava a scegliere con stile. Borsette e guanti, cappellini e scarpe in tono; abitini di una classe cristallina portati con molta signorilità - molto bostoniana - dalla signora degli americani, la first lady per eccellenza, amica di Gore Vidal e degli intellettuali; amante dell'arte e di una certa mondanità aristocratica.

Finì anche lei in malo modo (parlo della sua immagine), prima vittima del gossip del marito donnaiolo come tutti i Kennedy; poi del pettegolezzo che la vide coinvolta nella inelegante vicenda Callas-Onassis e non proprio per un pugno di dollari.

Finché durò però, il mito americano (macchina nuova casa nuova elettrodomestici nuovi e vita perfetta) si servi di donnine (ricordate quelle della Mira Lanza?) che facevano il verso alla felicissima e fortunatissima Jackie, signora del mondo civile e libero.

Poi non durò più: come le sue acconciature fonate.

Come magari non dura la fama di John, meno eroe di quel che vollero far credere, meno idealista meno scevro da convergenze discutibili (i Kennedy furono accusati anche di rapporti con la mafia); e con lui crollò, da Robert a Ted, alla numerosa prole, un'immagine che si incrinò per una serie paurosa di scandali che vanno dall'alcolismo alle molestie.

"Noi avevamo un sogno" - mi dicono quelli come mio padre e i miei zii nati in America che mi portavano i modellini delle Corvette e delle Cadillac made in Usa; e quel sogno John lo incarnò, fino a prova contraria, con splendido slancio: fino a prova contraria.

Il problema è che le prove contrarie sono state numerose e che dietro il modello americano casa/auto/elettrodomestici/consumi alla fine è emerso un piano culturale di neo-colonizzazione e di omologazione spaventoso, di globalizzazione che ha fagocitato tutto. Kennedy dopotutto era voce più o meno consapevole anche di questo processo, per cui gli Usa venivano spacciati come il migliore dei mondi possibili.

Mi viene in mente il "oggi stesso sarai con me in paradiso" di cui si fa memoria oggi, festa di Cristo Re, frase diretta al ladrone "scrupoloso"; perché mi sembra che ogni mito umano (e quindi anche kennediano) finisca col proporci un paradiso alternativo: "garantito! I've a dream): salvo poi crollare come ogni dinasty.

E mi viene in mente un famoso spot di un gruppo bancario "la mia banca non è così" per tradurlo in "il mio Paradiso, il mio Dio non è così", perché forse c'è proprio un altro cuore dietro questa idea diversa del potere come servizio; e del sogno che se non è solo americano è per l'uomo sotto ogni latitudine.

Per non dire di Jackie, bella e altera quant'altri mai, ma presto vedova di quel dio "visibilità": neppure per molto inconsolabile, dopo il velo nero che ne celava il viso, mentre John John faceva il gesto del saluto militare davanti al papà morto,visti i passi che seguirono.

A noi bambini ci vestirono così, oltretutto, per un po': come il rampollo dei Kennedy: "Vestivamo alla marinara" avrebbe detto Susanna Agnelli...

Commenti così, senza voler azzardare nessun giudizio, in fondo; ma affidando al buon Dio anche i divi e gli eroi che avrebbero dovuto cambiare il mondo e che forse lo fecero in certo modo.

E' che passano anch'essi, anche se somigliano a John Wayne; e il mito purtroppo si increspa molto più presto di qualsiasi ritratto di Dorian Gray.

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