Mi piace pensare che arriverà di notte e che ci troverà alla finestra, sicuramente insonnoliti, magari senza neppure crederci più: questo qui non viene più!
Non viene più infatti l’amico che stiamo aspettando. Si è fatto tardi: fuori non si sente che qualche rumore della notte. Al più, dei passi, le ruote della bicicletta sul selciato; qualche animale che rovista in giardino e il canto un po’ lamentoso degli uccelli di notte.
Non viene più. Ci siamo sporti con lo sguardo fuori dalla finestra per vedere se fosse ancora il caso di aspettare: e non c’era più nulla da attendere.
La luce stessa, l’unica nell’isolato e in campagna, rivelava l’attesa insonne e persino angosciosa di uno che proprio non si rassegna. Siamo qui da un pezzo, ma non ci crediamo più di tanto: non verrà.
Conosco un mare di gente, la stragrande maggioranza delle persone amiche che non aspetta più nulla: si appoggia un plaid sulle gambe a sera, si versa un bicchiere di cognac, ascolta e fantastica, nella migliore delle ipotesi. Non c’è più nessuno da aspettare.
Verrà anche quest’anno la solita serata del Natale, quando tutto il mondo si riunisce per credere che stiamo tutti aspettando e loro saranno lì, sotto il plaid, sonnecchiando: sanno che quel che doveva essere è stato.
Il padrone di casa se n’è andato da tempo e non ha fatto ritorno.
Se dovesse ricapitare qui, dovrà bussare a lungo: il cognac ha fatto il suo effetto. Sotto il plaid c’è ancora un po’ di tepore, mentre fuori è tutto un gran freddo. Non cade la neve.
Io almeno non lo so.
Mentre sporgevo lo sguardo oltre le tende mi sono accorto di non essere neppure più in grado di guardare.
Che non c’era nulla da osservare, nessun suono da ascoltare, nessuno più da attendere. Dicono che quando verrà, se torna, dovrà fare un gran baccano per farsi sentire.
Per molti di noi sarebbe meglio una carezza sulla fronte mentre stiamo per prendere sonno: per fare sogni da cui non vorremmo più svegliarci.