Non so se pregare sia un fatto innato e come un respirare.
Del resto gli stessi discepoli, a Gesù chiedono di insegnar loro a pregare. E ne deriva quel "Padre Nostro che nei cieli stai...", così com'è parafrasato da Dante, versione che mi commuove sempre, peraltro.
Chissà quali parole e perifrasi usavano i nostri padri dell'età di mezzo e quali metafore fantasiose per rivolgersi al Padre Celeste.
Di certo, Francesco d'Assisi, il padre Nostro neppure riusciva a completarlo, tale era la sua emozione a solo pronunciarne il nome.
Invero, la paternità commuove, emoziona, fa vibrare il cuore: perché quasi sempre il nostro dolore consiste nel non appartenere a nessuno: nessuno che si sia preso la briga di volerci e di volerci bene, nonostante tutto.
Vedo mio padre anziano, talora.
Credo che pur di fronte alle peggiori nefandezze ch'io dovessi malauguratamente fare, non smetterebbe di volermi bene. Questo sento e so di potermi fidare. Non c'è neppure bisogno di pregarlo per sapere che mi darà il meglio che può.
Perciò a volte mi chiedo perché prego il Padre della vita quando lo prego. Non credo che ad ogni modo mi voglia bene e intenda darmi tutto il bene possibile? Pregare dunque sarebbe una sorta di invocazione di aiuto perché non credo nella sua Provvidenza che "molte fiate al dimandar precorre"?
Ma forse allora la preghiera è davvero solo respirare, non chiedere e non dimandare: parlare ed ascoltare: mantenere un rapporto con Lui, come sarebbe bene fare sempre con chi ci ha generato, i nostri genitori biologici e i nostri fratelli.
Rivolgerci e guardare a costoro perché crediamo in questa relazione. Ed è questa la preghiera.
Perciò, non tanto un domandare e neppure un ringraziare per quanto ottenuto, ma un mantenere in vita un rapporto vitale, pieni di gioia per il solo fatto di avere avuto la ventura di incontrarli.
Credo che pregare sia parlare dunque - naturale - e ascoltare: pertanto davvero respirare: naturale.
E che quando interviene la stanchezza che a Mosè fa cadere le braccia, occorra continuare a cercare la forza e la ragione, la imprescindibilità di questa relazione. La preghiera è solo una forma per mantenere in vita quella relazione che ci ha fatto affacciare alla vita. Per non sentirci figli di nessuno, appunto.