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Raccontami, please

Pubblicato da enzo cilento su 30 Ottobre 2013, 11:47am

Tags: #in vista

C’è un dramma che attraversa la vita di tutti. E non si tratta solo di un capriccio adolescenziale. Tutt’altro.

La nostra vita, la nostra storia. Che passano e che passano sovente in silenzio.

A cosa è servito dunque?

A chi interessa la mia storia? – sembra essere la domanda di ogni uomo e di ogni uomo solo. A chi, la mia vita.?

Soprattutto venendo a mancare un Altro, un compagno che se ne prenda cura.

E’ principalmente per questo che gli uomini vogliono raccontarsi. Perché hanno sempre più spesso la sensazione di passare e di non lasciare traccia: non c’è nessuno che li ascolti. E neppure Dio sembra dar loro risposta: spesso neppure attraverso gli uomini che si sarebbe scelto. Non ascoltano: troppe cose da fare. Nessuno che ci ascolti. Nessuno a cui raccontare la propria fatica.

Ci propinano l’idea che il nostro sarebbe un popolo di scrittori. E di pochi lettori. Forse siamo un popolo vittima della propria solitudine, reso incapace di leggere, quindi di ascoltare.

L’approdo, semplicisticamente parlando, è il trionfo dell’era e del mondo virtuale del social network; persino della tv verità che invece è finzione che funziona.

E siccome nessuno vuole ascoltare, correndo peraltro il pericolo di essere coinvolto sul piano dell’impegno esistenziale, del darsi da fare, dello sporcarsi le mani; ecco che lo schermo che si frappone è il modo migliore per sapere, senza per questo doversi vedere costretti a darsi da fare.

Io invece cerco uno che mi ascolti e che si prenda cura di me; che si faccia carico anche della mia fatica di vivere.

E se Cristo è colui che si prenda cura, non posso che preferire questa possibilità fattiva alla virtualità curiosa ed asettica raggelante che si cela dietro lo schermo del mio pc.

Non mi risponde al telefono: è vero. E non ha neppure una tele-camerina per guardarci nell’etere.

Ha dei pessimi segretari tra gli uomini: molti che non sanno ascoltare; altri che non sanno leggere. E però mi promette di starmi fianco fino alla fine dei giorni.

Virtualità per virtualità, se la porta della vita è stretta (e lo è davvero) prendo uno che la mia croce promette abbia un senso. Benché ci siano giorni – tanti – in cui vorrei raccontargli ogni cosa e non sento alcuna risposta.

E’ lo Spirito, magari, - come dice Paolo – che invoca e parla con gemiti inesprimibili quello che vorrei. E un’eco arriverà: da qualche parte. Oltre face book.

A chi raccontare la mia vita?

E’ l’unico motivo per cui sento talora di essere stato chiamato. Per leggere ed ascoltare. Dio che ascolta con le nostre orecchie. Che freme reagisce e si commuove a partire dal nostro ascolto.

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