Nel 1675, durante l'ottava del Corpus Domini, Gesù si manifestò a Margherita Maria Alocoque, suora a Paray le Monial, ma borgognona di Verosvres, col suo petto squarciato e, additando con la mano il suo Cuore, esclamò: " Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini da non risparmiare niente, fino a esaurirsi e a consumarsi per dimostrare loro il suo amore. E, in riconoscenza non ricevo dalla maggior parte che ingratitudine".
Fu così che nacque e fiorì nel giro di pochi anni il culto al Cuore di Gesù, poi diventato pura devozionalità, di frequente; e che però ha campeggiato in tante delle nostre case, in questi anni.
Me ne ricordo un quadretto istoriato e incorniciato a casa dei miei nonni, quadretto poi riportato in casa mia da mia mamma, alla loro scomparsa.
Ne ho visti poi dappertutto: in cucina, in capo al mio letto, in ospedali e in conventi: persino in qualche pensione più umile, dove Cristo si addormenta con i pellegrini che gli sono più cari: quelli con poche monete in tasca e un mondo di piccoli desideri e piccole malinconie nella mente, mentre viene l'ora di chiudere gli occhi alla sera.
E, da incallito disincantato, ne ho sempre sottovalutato il peso: roba da vecchiette. Me lo guardavo con sussiego - diciamocelo pure.
E' da qualche tempo che al cuore di Lui guardo con un altro sguardo: e forse con un altro cuore. Il cuore come luogo della generosità insomma, del dono. Il luogo del voler bene.
Mi colpiva questo, mentre pensavo al gran cuore delle persone che ho incontrato - grazie al cielo - negli ultimi anni; al loro non risparmiare nulla. Un vero conforto per il nostro cuore malato, insomma. Di noi che siamo figli di un mondo senza cuore; che non sa spendersi e non sa donarsi; un mondo di ingrati, molto spesso.
Mi scopro ad amarla ora, questa devozione popolare del Cuore di Gesù. Di provare tenerezza per la piccola monaca di Paray le Monial che se n'è fatta ambasciatrice nel mondo pur restando chiusa nel suo Ordine della Visitazione fondato sessant'anni prima da Francesco di Sales, e sotto lo sguardo severo delle autorità e la direzione inflessibile del gesuita B. Claudio de la Colombiere.
Perché è il cuore quello che cambia le cose: persino la clausura e la direzione di una parrocchia di paese come per un Curato d'Ars.
Che è quello che, se circonciso e ripulito, riesce a far scorrere vita fin nelle periferie desolate di ogni esistenza.