Inchiostro a fiumi su questa storia; ma forse la storia ha bisogno anche del nostro inchiostro.
E dei nostri umori: fossero anche lacrime. O solo sudore. Come quello che andrebbe versato sui libri di storia; e di storie. Mentre i nostri licei e i nostri atenei, cui è demandato il ruolo di fare uomini e cittadini, si perdono nei balocchi del pensiero eleatico e di quello di Mileto, tra i filosofi e i sofisti, i presocratici e i naturalisti.
E non dietro almeno un pezzo di storia dell'oggi, soprattutto, e dello ieri l'altro - lasciate imperdonabilmente fuori - solito imperdonabile scollamento nel nostro sistema scolastico e formativo, per cui un Priebke un Kappler un neonazista delirante è sempre possibile.
Perché dietro il bamboleggiamento c'è l'ignoranza sciocca della storia delle civiltà e di ogni disumanità. Mentre a Roma si discute, di Sagunto non resta che cenere...
Erano oltre mille quelli che rastrellarono al Portico d'Ottavia settant'anni fa e ne tornarono a casa una quindicina: erano ebrei. Gli altri erano belve. Anche quelli che facevano i delatori presso gli Uffici dell'Anagrafe del Comune di Roma e tutti quelli che si innarcisiscono dietro il giochetto del pensiero culla di se stesso.
Noi studiamo Pietro Lombardo e Duns Scoto.
Là fuori setacciano e rastrellano la città. Ad Albano inscenano la gazzarra del saluto romano davanti ad un feretro che non vuole nessuno.
Siamo d'accordo: occorre pietà di fronte al rudere del carnefice ed alla sua umana carcassa. E forse, chissà, Dio potrebbe persino avergli condonato la stupidità: non la ferocia.
Era un vecchio istupidito ormai: noi no.
La nostra scuola; le nostre università non possono esserlo: non possono permetterselo. Siamo chiamati ad essere laddove sono gli uomini: fossero anche solo le loro ceneri e le loro memorie.
A Praga, il posto più bello è l'antico cimitero ebraico: pietra su pietra. E' quello che resta. Talora solo cenere: "perché il misero non sarà mai dimenticato, la speranza dei poveri non sarà mai delusa".
Non deve esserlo. Anche se la scuola eleatica e le nostre povere università, le nostre cattedre autoreferenziali e senza prospettiva storica, rischiano di mandare in fumo qualsiasi disegno che preveda il mai più ripetersi di certe mattanze, di studiati genocidi.
In mille al Portico di Ottavia, il ghetto di Roma, non hanno fatto ritorno: da settant'anni. Tornano invece in queste ore gli spettri dei saluti romani, dei passi dell'oca e delle svastiche.
Intellettuali, non chiamatevi fuori!
Non c'è assoluzione per il profeta che non avverte.