Corri, fratello, corri! Bisognerebbe ricordarselo sempre: che bisogna saper correre, con ragione e con calma, per così dire, con criterio, ma che questa vita va vissuta come una bella gara d'atletica, come una seduta mattutina di corsa tra i campi, in mezzo al verde e dove si sente il canto degli uccelli e lo stormire delle foglie nel vento: che è tutto dono di Dio, dopotutto.
Lo faccio al mattino questo allenamento quotidiano e nel frattempo mi recito il Rosario tra un passo di corsa e l'altro, ritmandolo nel respiro: con nessuna velleità agonistica: ci mancherebbe! Come lo fa la volontà di vivere di chi vuole viverselo tutto il mondo e respirarselo fino in fondo, come credo avesse fatto Pietro Mennea, da ragazzo.
Non era mai stato simpatico, Mennea, barlettano freccia del Sud, perché quella volontà di ferro non tutti possono possederla e per molti è una specie di atto di accusa alla propria mancanza di determinazione. Però che uomo! E che atleta!
Non aveva i mezzi atletici e la bellezza del passo di altri maghi della corsa, ma una grinta che solo quella gente lì, di quella generazione sapeva avere. Come la grinta di un popolo uscito da una schiavitù, da una sudditanza e dalla povertà. Come possono averla i grandi peccatori - non il suo caso, non di questo parliamo - una volta che hanno intrapreso un'altra strada.
Hai voglia a dire che la fede e la bellezza, l'armonia, anche della corsa sono un'altra cosa e non sanno di fatica. Quella fatica lì- quella di cui parla anche San Paolo per sé e per il lavoro e la disciplina degli atleti - è quasi selvaggia, non conosce tregua e non si dà per vinta: e vince invece, a costo di enormi sacrifici e di sudore e lacrime, vesciche e dolori.
Un grande atleta è uno che sa soffrire e che non deve solo ringraziare Dio perché lo ha fatto perfetto per la sua gara. Un grande atleta è uno che si batte e che non si tira indietro e che a Dio rende grazie per gli eventi, il contesto, la storia che ne hanno consentito la formazione del carattere; che questo venisse forgiato nella roccia.
Così Mennea, con un record mondiale durato 17 anni; così tutti i miei eroi sportivi che hanno sempre dovuto guadagnarsela la pagnotta; come i Burgnich, i Lodetti, i gregari, gli Oriali, non le primedonne, ma i faticatori.
Così nella fede, con quei santi tutti d'un pezzo, talora durissimi anche con se stessi, atleti di Cristo, che con lui e per lui hanno corso imparando a camminare sull'acqua sotto la sua direzione, nonostante un handicap iniziale non da poco, quello di non essere baciati dalla perfezione dell'eletto.
Ma Dio non apprezza la corsa dell'uomo - dice un salmo - ne apprezza il coraggio e la fede. E quelle si conquistano giorno per giorno, sul campo.
Ciao Pietro.
Magari ci vedremo di là. So bene che non potrò mai competere con te, ma una corsa, ovunque sia, assieme a te la farei volentieri.
E ora per carità riprendiamo il passo!