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La ragione universale

Pubblicato da enzo cilento su 28 Agosto 2013, 07:37am

Tags: #I PADRI

Non ne ho dubbi, ne sono certo, Signore: ti amo! Tu hai colpito il mio cuore con la tua parola e io ti ho amato. (Agostino, X Confessiones)

Perché difatti ci innamoriamo delle parole che ci vengono sussurrate; delle promesse; di qualcuno che ci dice "ti cambierò la vita" e, solo udendolo, ti sembra che sia già cambiata, essa.

Non era cambiata la tua vita, quando ti hanno cominciato a raccontare che il mondo, tutto quel mondo, tutta quella felicità erano per te? "Un giorno quello che è mio sarà tuo" - ci hanno detto infatti.

Persino chi aveva pochissimo da darci.

Mio padre me lo dice sempre aprendo un libro, parlando della sua biblioteca, del suo tesoro. E così il mio amico più grande, un vecchio sacerdote. Ne è già mia l'eredità e la memoria.

Persino quella di Agostino - mi dico- : che pure avrà parlato a me, come a migliaia di altri figli, in questi diciassette secoli di storia.

Non solo le parole, del resto: Ma anche il cielo, la terra e tutto ciò che è in essi, mi esortano ad amarti e non cessano di esortare a ciò tutti, "affinché non abbiano più scusanti".

Silenzio e pausa, incertezza, domanda.

Ma tu avrai maggiormente pietà di colui di cui già hai avuto pietà e sarai misericordioso con colui con cui già lo sei stato. Altrimenti il cielo e la terra cantano le tue lodi ai sordi!

Perché è proprio così che è stato: non subito, ma un po' per volta. Che vedendo cielo e terra e la bella famiglia d'erbe e d'animali, sono giunto a Te, cioè a lodarti, perché solo chi ti loda ti fa un'offerta, un sacrificio gradito; solo chi non maledice il giorno in cui è nato e la città e il mondo intero, il cuore duro della gente e le costellazioni mute e la morte che incombe, il nostro destino; questi può dire di conoscerti e quindi di amarti, perché non ti ama chi non ti conosce e chi non conosce, dunque non ama.

Così che in tutto questo mio contorcermi e cercarti - per conoscerti e per lodarti, per non maledirmi - non può esserci che un solo atto, da parte tua: quello di lasciarti percepire, sentire e vedere: nel cielo nella terra; nella tua stessa pensabilità.

Ma amando te, che cosa amo? Non la bellezza del corpo, né lo splendore dell'età, né il fulgore della luce tanto caro a questi occhi, né le dolci melodie di qualunque genere di canti, non il profumo dei fiori, degli unguenti e degli aromi, non manna, non miele, non membra piacenti per gli amplessi carnali.

No, non queste cose amo, quando amo il mio Dio.

Tanto che me ne andrei ad ululare solitario ed a passare le più alte vette, quelle sulla cima del mondo, per farmi sentire; e per sentire se, nel passaggio delle stelle, in quel concento dell'universo dove il sonitus diventa come un rombo sordo, odo la voce del mio Dio che mi fa rabbrividire e che mi chiama per nome, tra Orione e le Pleiadi disseminate nello spazio, pigolio di Dio - come dice il poeta - baluginare intermittente che scrive il nome, quello Tuo, Creatore, lungo una nebulosa e una cometa, come pulviscolo che s'illumina.

Perché tu sei questa intuizione cosmica che si rivela, gravitazionale girando su se stessa e su di noi, noi intorno: pur non essendo solo quella, certo; e noi balbettiamo un nome che la contenga e che la indichi, pertanto: cercandoti ovunque ci sembri di vederne un segno, una traccia, come nell'amplesso e nella bellezza, nel corpo e nella melodia, nel profumo e nella giovinezza; Dio che ti lasci trasparire tra le cose tue, come ogni uomo - alla scomparsa - lascia di sé, in esse.

Solo che tu non sei scomparso: sei.

Anche in esse, pur non essendo queste...Eppure amo una qualche luce, una qualche voce, un certo odore, cibo, amplesso, allorché amo il mio Dio, che è luce, voce, odore, cibo, amplesso del mio uomo interiore: è lì che risplende alla mia anima. Ciò che il luogo non circoscrive, e risuona Ciò che il tempo che non porta via, e profuma Ciò che il vento non disperde, e ha sapore Ciò che la voracità non fa diminuire, e rimane stretto nell'amplesso Ciò che la sazietà non respinge. E' questo che io amo, quando amo il mio Dio.

Ed amo ancora chi se ne fa eco, parlandone, e lo ricorda al cuore, al mio, tanto che "Guido, i' vorrei che tu e Lapo ed io": sì, quasi ce ne partissimo come per incantamento, "messi in un vasel ch'ad ogni vento per mare andasse" per l'Universo ch'egli pone, oltre il Contingente e ciò che si consuma: per restare invece, almeno galleggiando.

Non eco che dissolve con il tempo insomma ma tempo che si ferma nella pietra, nel vorticoso voltolar dello spazio: pianeti della stesso sistema, il cui sole è Magnete a cui siamo condotti per esser Tutto, Desiderio suo e Forza, Navigare.

Quando i Vandali furono alle porte di Ippona e di Tagaste, il pensatore innamorato e santo prese in mano un astrolabio per trovarne una ragione universale.

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