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La fede di Kolosimo

Pubblicato da enzo cilento su 27 Settembre 2013, 07:27am

Tags: #in vista

Gli uomini sono soprattutto nel coraggio che mettono nelle cose. Nella verità che sanno vedere e leggere.

"Ne prendo atto" - credo che sia l'atto di onesta intellettuale e morale per eccellenza. "Prendo atto che le cose stanno così; che tu desideri questo; che il lavoro non va; che il nostro matrimonio è in crisi; che questa unione presenta della difficoltà innegabili. Prendo atto che, dati i presupposti...".

Dobbiamo sempre prender atto di qualcosa, con onestà. E talora si può anche prendere atto del contrario: che una storia funziona; un matrimonio, una buona idea.

Occorre coraggio, in ogni caso, perché si prende atto quasi sempre di ciò che non si era messo in conto. Detto ciò, si prende atto molto di frequente che le nostre azioni non sortiscono l'effetto che avevamo sperato, soprattutto e che le nostre vie sono diverse da quella predisposte per noi: le sue vie non sono le nostre - diciamo talvolta senza dar molto peso a quanto diciamo; esattamente come accade quando sospiriamo "sia fatta la sua volontà", senza sapere quanto veniamo dicendo, perché è molto semplice scambiare le volontà, la sua e la nostra, quasi si trattasse della stessa cosa.

Il che poi può anche essere.

Si tratta di "fantascienza" faceva notare in un libro sufficientemente famoso lo studioso non-credente, Odifreddi, a papa Benedetto XVI; come se parlare di tutto ciò che attiene la sfera del non empirico lo fosse.

Ed è forse fantascienza questo Dio che facciamo parlare con le nostre parole, col nostro cuore, con la nostra piccola mentalità pronta a condannare e a giudicare ("e chi sono io per giudicare?" - diceva in aereo, Bergoglio).

E' ipnosi la nostra, estasi e interpretazione dei sogni (i nostri) questa lettura meccanica della volontà di Dio: "Dio ora ti chiede questo e quello. Bisogna prenderne atto".

Prendere atto di quello che sarebbe atto puro del resto è l'atto più superbo che l'uomo possa compiere, più fantascientifico: ai limiti del paranormale e della lettura del labiale che però non vediamo.

E' il vento che stormisce tra le foglie e la Pizia che parla tra i vapori solfurei, mefitici.

Ma, grazie a Dio, certi effetti speciali, con sapienti dosi di orgoglio e di stupefacenti, sono riproducibili in toto: e quindi anche prendere atto di quel che all'atto pratico è la Volontà, anzi l'Atto stesso dell'essere e la ragione del nostro esistere. Ne prendo atto.

Prendo atto di non piacerti.

In genere dopo questa presa d'atto, consegue una sorta di ritirata: chiudo la porta; la sbatto dietro le mie spalle. E quello non è - credo - un prender atto ma una reazione violenta e risentita; mentre chi prende atto, mette in atto un'altra strategia: progetta.

"Cambio città e lavoro; cambio partner; cambio casa; comincio a frequentare nuove persone e mi trovo nuovi passatempi che non abbiano la pretesa di dirmi - almeno all'apparenza e non immediatamente - di cosa si debba prendere atto: non ora, per carità! Verrà poi anche quel tempo, temo.

E io prendo atto che ogni volta che si prende atto di qualcosa è come dire "mi arrendo. E' evidente che la mia volontà differisce dall'ordine delle cose, dal disegno di Dio su di me, dalla Provvidenza; da quel che sia".

Una mia amica che sento di rado e che non si dice credente, prendendo atto che spesso la fantascienza applicata alle sorti altrui degli esseri umani è impietosa, mi ha suggerito "non andare dove hai verificato di non essere amato".

Ne ho preso atto; anzi di più: io ne ho fatto tesoro.

E pur sapendo che l'amore entra spesso nella sfera della fantascienza, non posso fare a meno di pensare che c'è molta saggezza in chi diffida di certe applicazioni rigide dei metodi cari a Kolosimo.

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