"Vorremmo avere una stanza con vista sul lago. Un posto solitario e un po' immerso nell'ombra: ci occorre silenzio e concentrazione per poter riflettere e meditare, scrivere. Sa, ho sempre amato scrivere (anche dipingere, in effetti): è il mio modo di esprimermi.
Magari sto in silenzio per delle ore, persino per dei giorni. Posso persino non uscire di casa, o farlo solo di notte, al buio, quando la gran parte della gente comune dorme. Ma di scrivere proprio non posso fare a meno: è la mia vita".
E l'affittacamere subito a cercargli una soluzione ad hoc: "faremo del nostro meglio. Abbiamo qualcosa che fa esattamente per lei".
E' proprio in quest'ottica del resto che la direzione del "Resort" ha ristrutturato persino le vecchie cantine dove i frati mettevano il mosto a fermentare, il vino a farsi vecchio e buono. Ora ci dormono quelli che sono alla ricerca di una dimensione umbratile dell'esistenza; degli spiriti fragili in fuga dagli agi e dai rumori della città e dal suo trambusto.
Ci sono servizi del tutto "spartani", anzi un'assoluta mancanza di servizi, senza bagni in camera e neppure sul piano. Non ci sono luci nel corridoio che sembra un budello nel ventre della terra e dove il tuo spirito romantico può sognare ed immaginare quanto debba essere stato bello quel mondo antico in cui era tutto all'insegna dell'avventura e del disagio.
"Noi che abbiamo tutto - fa ancora la signora segaligna che vive in Brianza - amiamo queste situazioni limite: sono un tuffo nell'essenzialità dell'essere, una vera e propria scuola di sopravvivenza".
E se ne va infatti, lei e il compagno bellimbusto, da qualche anno, alla ricerca delle soluzioni più "estreme" in cui mettere alla prova il suo carattere, i progressi che ha notato nelle ultime sedute sul lettino dello psicanalista, 350 euro a botta. "E' di questo che abbiamo bisogno, noi che abbiamo tutto" - si dice convinta.
Quest'anno ha scelto un eremo in cui non c'è corrente elettrica e non c'è acqua calda; anzi, l'acqua va presa con un secchio (non più di dieci litri a testa, al giorno) da un pozzo a cui si giunge dopo una scala alta un centinaio di scalini.
"Questa è vita. Solo così mi sento viva: sa?" - fa la signora trionfante raccontando questa impagabile esperienza, mentre aspetta il suo turno per rifarsi la capigliatura nel laboratorio dell'estetista.
"La fede per me è questa. Bisogna esser poveri per credere in Dio: lo sente anche questo Papa?".
Per lei la gente comune, "the common people" quella che un po' povera lo è davvero, 360 giorni all'anno, non ha la capacità e la possibilità di apprezzare questa essenzialità del Vangelo, "poverina!".
Ne ha scritto appunto anche al direttore del giornale, in una lettera aperta, lei la signora di Brianza "solo la povertà ci rende liberi!". Ed ha raccolto consensi...
In quel tempo, il Signore disse: "A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? E' simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così: "Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!"
E' venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite "E' indemoniato". E' venuto il Figlio dell'uomo che mangia e beve, e voi dite: "Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!"
A questo "Camel Trophy" della spiritualità, in questo turismo religioso alla riscoperta dei veri valori del Vangelo, dopo lo Zen e la Tailandia, si sono iscritti tutti i giovani di Confindustria, a fine stagione, per ricaricar le pile dopo un anno da capitani d'industria che alla carità "purtroppo" sono costretti a preferire la "determinazione in vista del profitto"; e che, nell'antica pratica della sopravvivenza e del training autogeno di scuola yoga e di matrice orientale, ritrovano ad ogni autunno caldo, la forza per non cambiare nient'altro che l'obiettivo quinquennale sui dividendi.