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Andar leggeri per il mondo

Pubblicato da enzo Cilento su 28 Aprile 2013, 04:39am

Tags: #in vista

Fate attenzione al passo dagli Atti degli Apostoli che la liturgia ci propone quest'oggi. In tempi tempestosi come quelli, strade insicure (è un eufemismo) e mezzi di trasporto non proprio veloci, Paolo e Barnaba e con loro gli altri protagonisti della storia narrata dall'evangelista Luca; questi uomini d'altri tempi dunque erano in grado di spostarsi da Listra a Iconio ad Antiochia; e poi passare in Pisidia, Perge, Attalia e di qui far vela di nuovo fino ad Antiochia.

Lo stesso Marco, di cui si è celebrata la festa giorni fa, si era spaventato a tal punto di fronte a tanto dinamismo ed alle marce forzate e perigliose che avrebbe comportato il viaggio in Asia Minore con Paolo, non l'unico, al punto di far presto ritorno a Gerusalemme, insomma di battere presto in ritirata.

Insomma, non mancò certo il vigore, il coraggio, la determinazione e la fatica fisica ai primi annunziatori della Parola. Si trattò davvero di mettersi in gioco, in toto e di spendere risorse ed energie, anche economiche: per questo basti pensare a quanto dice Paolo ai suoi amici di Filippi, ringraziandoli per la generosità, ma anche mostrando che in ogni modo ha cercato di non esser di peso a nessuno, vivendo allo stesso modo nell'agio e nella povertà.

Non è la tirata moralistica quella che intendo fare.

Nasce davvero dallo stupore per questa energia e questa disponibilità totale di questi uomini la serie di considerazioni che sto facendo, non ultimo guardando a quanto diverso sia il nostro metro di giudizio in merito all'annuncio nelle nostre vite. L'esperienza personale mi riporta alla memoria pellegrinaggi e momenti di vita comune cui ho partecipato durante i quali la lamentela per l'acqua fredda, il poco comfort del posto e la lunghezza del tragitto ha fatto da sfondo a tutta la serie di spostamenti in cui il viaggio si articolava.

So bene che il microfono che non va, il posto vicino al finestrino, il vicino che russa sono oggi per noi tutti un impedimento intollerabile: per non dire del letto scomodo e del vitto. Moralistico?

Forse. Di certo gli uomini - noi uomini - siamo cambiati e forse anche la gioia dell'annuncio un po' per strada ce la siamo persa. E finiamo soprattutto per dipendere da mille variabili: quindi siamo meno liberi. E' questa la mia conclusione.

Perché la libertà consiste proprio nell'essere determinati il meno possibile dalle variabili esterne e sempre più mossi dall'unica condizione che ci deve determinare: la convinzione interiore, che poi del resto si fa atto esterno, cioè comportamento.

So bene che su questo argomento mi esprimo di frequente e che per alcuni ci sono reali impedimenti fisici (ma in tal caso le cose stanno ben diversamente).

E' che però davvero - fatti salvi i casi di cui sopra - io ritengo che il condizionamento è la chiave dell'infelicità, una delle chiavi.

Il non saper più partire senza cinque paia di scarpe, senza il trucco e il parrucco, senza tutti i medicinali che "chissà ci potrebbero servire", senza questo e quello - fateci caso - è proprio degli adulti (vogliamo dire di chi si è imborghesito?) e ad uno che abbia un cuore disposto alla vita e quindi alle sue sorprese, a chi è giovane interiormente, tutto questo non viene neppure in mente...

E' vero che la vita ci cambia; ma in questo caso direi che la vita rischia di farci perdere il gusto di affrontarla: tutto dev'essere a posto e sotto controllo, come certe signore che si fanno vedere sono a trucco e toletta ultimata.

E invece la bellezza consiste nell'essere talmente determinati a vivere da non temere di esserne sorpresi, così che sia possibile partire con una sola tunica, la bisaccia ed un paio di sandali.

Ma forse per fare questo occorre avere fede, come Paolo e Barnaba: nella vita ed in una Compagnia premurosa e rassicurante.

Sarebbe già bello se per le prossime vacanze - per chi potrà permettersele - provassimo a partire con qualcosa in meno da cui far dipendere la nostra sicurezza; nonché quella libertà in più che ci permette di muoverci e di spostarci: dalla Pisidia all'Attalia, fino in capo al mondo.

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