In questi giorni tante le suggestioni per chi come me ha speso una parte della sua vita sugli studi di Medievalistica. Tra Leone Magno (ieri la memoria) e Martino di Tours (oggi), non c'è che da fare il viaggio d'uopo nell'antichità che tanto mi preme, tra leggende avventurose, Unni Attila e i Barbari, Roma indifendibile come sempre eppure risparmiata, chissà per quale disegno; e la leggenda di Martino stesso, mantelli da soldato e poi da monaco, un antesignano in Occidente di tante storie parallele: lui dalla Pannonia, approdato a Tours. Mentre non meno s affastellano i miei ricordi diffusi e confusi, di storie mie e già qui condivise già un anno fa, nella sezione dei Padri, avendo modo di parlare delle mie puntate a San Martino ai Monti, a Roma, negli anni, andando al lavoro: chiesa bellissima, anni di risveglio dolcissimo e di speranze (non deluse). Mentre a Leone Magno era intitolata la mia parrocchia a Roma, moderna peraltro e non bella la chiesa, la prima frequentata dopo tanti anni: la mia casa confinava col giardino della Chiesa. E insomma, anche in tal caso, uan storia bella da raccontare. Questo passato - anche quello medeievale - che non m'ingombra e non mi pesa e che mi fa essere orgoglioso di essere un po' erede di così tanta storia, nonostante le brutture anche del presente, la corsa al potere, lo squallore di uomini che possono avere scelto la Via come una professione. Ci vuole misericordia e rigore, autorevolezza, come quella di questi giganti, di Martino e Leone Magno, dico; e ci vuole consapevolezza di quali sono i nostri veri modelli, quelli da cui abbiamo qualcosa da imparare, sulle cui orme vogliamo camminare.
Le estati e quelle di Martino
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