Terzo passo con Francesco. Tagliare e rinunciare a qualcosa che ci è di peso nel nostro cammino.
Ci sono almeno due livelli per interpretare la cosa. Il primo è il più evidente e materiale: aprire le nostre dispense i nostri armadi le nostre cantine e scoprire le centinaia di cose che non servono andate a male, gettate lì; che non useremo più e che sono il segnale dei pesi inutili che ci portiamo dietro; degli sprechi e della possibilità enorme di dare quel di più a chi ha bisogno (e sempre ce n’è …).
Che poi questo simboleggi così bene la nostra società dei consumi, le nostre bulimie, il nostro attaccamento alle cose, è anche questo evidentissimo.
Liberarsene è davvero una liberazione! Per cui avere poco, significa anche avere quello che serve e soprattutto non essere asserviti a quel che proprio catturandoci, ci rende assolutamente dipendenti. Provate a fare un trasloco (io ormai mi sono specializzato in questo) e vedrete di quanto accumuliamo, senza una ragione. Aprite dispense e frigo e controllate quanti cibi scaduti, confezioni a metà; farmaci mai usati.
Il secondo livello dell’indicazione “tagliare e rinunciare” è ancora più profondo ed essenziale. Le nostre idee, le nostre “fissazioni”, una visione ideologica della vita non di rado ci impoverisce; ci rende incapaci di andare incontro alla vita e di coglierne le opportunità che man mano si presentano.
E’ come per quelli (anche io non di rado) per cui “si ma senza questo non posso viaggiare; senza il bagno in stanza non posso; senza una cappella come serve a noi non si può fare; senza il coro non va; se fa freddo non vado; se manca questo e quello. Se non si va in Africa non va bene; se non c’è silenzio assoluto e così via …”.
Ci sono cose più grandi di fronte alle quali, questi sono soltanto alibi e oneri inutili, dietro ai quali ci si nasconde come si fa dietro un dito.
La dico tutta! Qualcuno mi obietta di recente ad ogni piè sospinto: “ma se manca la sede adatta ed il riconoscimento, non so … Ma se non abbiamo una struttura accogliente …”
Porre le condizioni “sine qua non” è sempre un aver perso di vista o non aver visto bene quel che conta davvero; e così non si va da nessuna parte: “signori, non si parte”.
Li immaginate i primi seguaci di Francesco, di Benedetto, i primi monaci di Citeaux e i discepoli di Cristo, se avessero posto condizioni?
E infatti tanti non si mossero e tornarono indietro. Viene il momento del dunque e allora le cose che non servono mostrano tutta la loro inutilità. O forse mettono a nudo la nostra stessa sincerità. Quanto siete disposti a investire nella vostra vita?
