Il piccolo discepolo non capisce quasi nulla ma sta ad ascoltare; e in fondo alla stanza, sta con gli occhi sgranati: non sa che cosa gli stia accadendo. Guarda quelli che poste loro le mani sulla testa, sembrano cadere come in ipnosi e ne rimane turbato. E’ stato chiamato che era appena stato presso un letto di ospedale, a raccontare delle sue partite di pallone ad un malato terminale. “Ti avrò stancato – gli ha detto. E quello di rimando “Ora lo sono infatti. Ma ritorna pure …” E così è tornato.
Perché cambiano le cose, le proporzioni, quando si sta un po’ lì a guardare ad ascoltare e fai la tara a tuoi piccoli drammi. Allora, se è vero che il tuo Maestro ti ha consolato, ti rendi conto che è quello che ti è chiesto di fare: di dare quel che ti è stato dato. “Gratuitamente hai avuto e gratuitamente dai”. Sennò a che serve tutto il tuo blaterare?
Alcuni sono chiamati ad essere profeti ed altri evangelisti; alcuni ad essere apostoli; altri poeti; altri, ad essere piccoli discepoli senza nome, a cui vien chiesto di usare quello che non sapevano di poter dare.
D’un tratto mi soccorrono molte delle cose belle lette ed ascoltate; come se un sostrato all’improvviso si fosse irrorato e avesse germogliato. Ti scopri a dire quel che ti sei detto e che persino ti sei chiesto – mentre lo dicevi a te stesso – se ne fossi convinto.
E’ questo. Solo questo. Il silenzio ha insegnato ad ascoltare; le veglie ad attendere; il cammino a proseguire; le promesse a desiderare di esser loro fedele.
Quello che ho sposato è messo al vaglio della vita e vedo di aver visto giusto. Senza di lui, sarei inutile; anzi sarei sperduto.