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Sarei sperduto

Pubblicato da Enzo Cilento su 22 Settembre 2015, 08:02am

Tags: #preghiere

Il piccolo discepolo non capisce quasi nulla ma sta ad ascoltare; e in fondo alla stanza, sta con gli occhi sgranati: non sa che cosa gli stia accadendo. Guarda quelli che poste loro le mani sulla testa, sembrano cadere come in ipnosi e ne rimane turbato. E’ stato chiamato che era appena stato presso un letto di ospedale, a raccontare delle sue partite di pallone ad un malato terminale. “Ti avrò stancato – gli ha detto. E quello di rimando “Ora lo sono infatti. Ma ritorna pure …” E così è tornato.

Perché cambiano le cose, le proporzioni, quando si sta un po’ lì a guardare ad ascoltare e fai la tara a tuoi piccoli drammi. Allora, se è vero che il tuo Maestro ti ha consolato, ti rendi conto che è quello che ti è chiesto di fare: di dare quel che ti è stato dato. “Gratuitamente hai avuto e gratuitamente dai”. Sennò a che serve tutto il tuo blaterare?

Alcuni sono chiamati ad essere profeti ed altri evangelisti; alcuni ad essere apostoli; altri poeti; altri, ad essere piccoli discepoli senza nome, a cui vien chiesto di usare quello che non sapevano di poter dare.

D’un tratto mi soccorrono molte delle cose belle lette ed ascoltate; come se un sostrato all’improvviso si fosse irrorato e avesse germogliato. Ti scopri a dire quel che ti sei detto e che persino ti sei chiesto – mentre lo dicevi a te stesso – se ne fossi convinto.

E’ questo. Solo questo. Il silenzio ha insegnato ad ascoltare; le veglie ad attendere; il cammino a proseguire; le promesse a desiderare di esser loro fedele.

Quello che ho sposato è messo al vaglio della vita e vedo di aver visto giusto. Senza di lui, sarei inutile; anzi sarei sperduto.

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E in ogni ieri, oggi, domani per ogni sentenza pronunciata e da pronunciare, seppur dura da affrontare e a volte dolorosamente “terminale”, perché chiude quella parentesi di vita terrena che ci spalanca poi il cielo, il suono dolce di una preghiera può renderci fiduciosi che dentro una fine nasce un nuovo “inizio”, l’inizio di Una Immensa Vita.<br /> Sotto forma di canto – come accadeva con le voci di bambini intorno all’organo di una chiesa – (ri)sento la preghiera che diceva:<br /> <br /> “Dolce è sentire come nel mio cuore ora umilmente sta nascendo amore; <br /> dolce è capire che non son più solo ma che son parte di un’immensa vita che generosa risplende intorno a me: dono di Lui del suo immenso amore.”…………………………………<br /> <br /> Nella Terra, nel Sole, nella Luna…….nei Frutti, nei Prati, nei Fiori in un ciclo senza fine.<br /> <br /> Tutti la cantavamo con il cuore giovane di ragazzino, così che nel riascoltarla ö sabato di sera via satellite, via cavo dalla voce di altri bambini, mi ha ricordato con dolcezza che nella follia del Credente ció che per un verso é “terminale”, per un altro deve esser vita: …….una Preghiera che resiste da 800 anni.....Armonia.
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