E’ strettamente personale e resta sul mio blog, senza che sfoci e occhieggi sulla mia solita vetrina di facebook. Ma qui dove compare ci sta benissimo, senza che nessuno se ne senta offeso. Detesto la sovraesposizione, anche qualora fosse opera mia.
Poniamola così allora. Questa è quasi una preghiera di ringraziamento. Ed è qui, sommessamente, frutto di quel che è e vivo ora.
Io credo che il più grande dono che si possa chiedere sia quello di imparare a perdonare (da qui la pace); ma si tratta di una scuola durissima: “Fa’ che non cerchi tanto di essere perdonato, quanto di perdonare” – ribadisce la Preghiera Semplice di San Francesco, amico mio e compagno, maestro, tra i pochi, di questo mio risveglio.
Preghiera che è poi la meno semplice delle preghiere; come la meno semplice delle operazioni è perdonare e trovar pace. Che è un cammino lungo, appunto. E bisogna volerlo e chiederlo con forza, anche a sé stessi, salvo poi produrre come una grande serenità, come accennavo, (“dona a noi la pace”); mentre altrove, all’ultimo respiro si sussurra: “perdona loro perché non sanno quel che fanno”.
Mentre spesso neanche a noi è chiaro quel che stiamo facendo, pur facendo malissimo.
Sarà questa visita recentissima (ieri e oggi) ad Assisi: Basiliche e San Damiano, Rivotorto. Una volta tanto, non solo per chiedere ma anche per dire “grazie per com’è andata e per questo regalo nuovo, desiderato”.
In fondo era questo ciò di cui avevo più bisogno per ripartire.
Come quelli che devono perdonare per un torto grave subito; per qualsiasi cosa o persona sia stata loro strappata.
O si resta prigionieri del dolore e risentiti, o lo si sublima, e ci si lascia cambiare. Così che da questo nasce un’esperienza nuova: la leggerezza per ricominciare a vivere: non come se nulla fosse avvenuto, ma “solo” come se nulla fosse accaduto invano.
Ed è questo che vado scoprendo.